lunedì 18 novembre 2019   ::  
      

"IN NOME DEL POPOLO MERIDIONALE"         

  

 

 

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L’Altro Sud is a cultural-political movement which is inspired  by European Regionalism. The South of Italy (Two Sicilies) is an ancient and authoritative nation with about eight centuries of common history. The purpose of this organization is to contribute, with other European territories, at the construction of a Europe of the Peoples and of the Cultures. Defend the interests of the Southern Italian Regions in a Europe of the solidarity and identity.

 

 

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I"l nostro è un Paese in pezzi. Ripeterlo fa paura, ma non è detto che sia un male" . Un libro infuocato, che irrompe con forza nel dibattito politico e tratteggia scrupolosamente gli scenari di un futuro che non è mai stato così prossimo.

 

 

 

   
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BLOC (El BLOC Nacionalista Valencià:partito nazionalista progressista Valenziano)

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di Lerro Giorgio

 

 

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Fermiamo lo scempio in Basilicata dove si potrebbe destinare fino al 70% del territorio regionale allo sfruttamento petrolifero. Serve una mobilitazione permanente delle popolazioni meridionali contro questa violenza dello stato italiano che continua a considerare il Mezzogiorno solo una colonia da spremere e che ha consegnato i nostri territori alle compagnie petrolifere

 ORA E' TEMPO DI REAGIRE!

   
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Video "Un Altro Sud c'è". Rassegna di immagini del Sud stereotipato della criminalità e del degrado contrapposto al Sud positivo, della gente perbene, degli eroi, della cultura, dell'arte, della Storia di un popolo che è stato Nazione per otto secoli.

   
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Nicola Perrini, ingegnere, docente di elettronica con numerose esperienze professionali - in particolare nel campo delle Energie Rinnovabili e dell'impiantistica industriale - è attualmente Coordinatore Nazionale de L'Altro Sud-UDS. Meridionalista doc, è autore stimatissimo di numerosi contributi sulla Questione Meridionale e sulle nuove opportunità di sviluppo del Mezzogiorno. 

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 PADANIA: IL GRANDE BLUFF    
Luogo: BlogsL'ALTRO SUD    
Inviato da: 242658@aruba.it 23/04/2012 16.41

PADANIA: IL GRANDE BLUFF

di Antonio Gentile 

  In questi ultimi due decenni, con l'affermazione politica della Lega Nord, si è spesso parlato di "nazione padana" a proposito delle regioni settentrionali e si è cercato di legittimare tale concetto con una comune identificazione territoriale e linguistica.

Per meglio comprendere l'infondatezza di queste tesi bisogna prima analizzare i termini di nazione e di lingua.

In Italia oltre a gruppi linguistici francesi, tedeschi, occitani, albanesi, croati, greci e catalani e a piccole nazionalità come la friulana, la sarda e la ladina dolomitica, si può parlare di nazione toscana, di nazione delle Due Sicilie e di una comunità di popoli padani. Questi ultimi, infatti, sebbene i ripetuti tentativi di autoriconoscimento non possono ritenersi una nazione: la Padania fisica e quella nazionale non coincidono.Terre geograficamente padane come la Valle d'Aosta, il Tirolo meridionale ed il Friuli, per citare soltanto le principali, non ne fanno parte. Né serve appigliarsi all'espediente dei nomi delle nazioni, che di sovente sono inventati per ragioni d'opportunità e di visibilità, in quanto l'artificio "nominalistico", più o meno fondato e giustificabile culturalmente, deve indicare una comunità oggettivamente riconoscibile e inter-soggettivamente riconosciutasi.

L'altro aspetto, certamente basilare, a sostegno dell'esistenza di una nazionalità comune è quello storico-linguistico.

Chiarendo subito che, una comune nazione padana creatasi nei secoli con un'omogenea identità linguistica, storica e politico-amministrativa rimane del tutto fantomatica e che, a nulla valgono i continui riferimenti del folcloristico Bossi alla Scozia o ai successi politici dei partiti regionalisti, ribadiamo che l'aspetto linguistico resta determinante per comprendere la reale consistenza della pretestuosa rivendicazione leghista.

La fantomatica Padania risulta del tutto priva sotto il profilo linguistico di una sua pur minima "standardizzazione ortografica" tale da indicare convenzionalmente l'affinità certa tra i vari dialetti; manca inoltre una letteratura espressa in lingua autoctona paragonabile, per esempio, per importanza e notorietà, alla lingua occitana dei trovatori che ha, tra l'altro, segnato una grande stagione della letteratura europea.

Naturalmente, quanto detto precedentemente, non esclude che nell'area geografica padana esista un patrimonio culturale ed umano da rispettare e che, in tale ambito, si possano legittimamente rivendicare forme d'autogestione politica ed economica.

Dunque, la "nazionalità padana" rimane del tutto priva di fondamento, venendo meno gli elementi sostanziali per tale riconoscimento, mentre l'obiettivo più esplicito della Lega Nord, nella logica del "solve et coagula" resta la creazione di un'entità geoeconomica omogenea, competitiva a livello europeo, che si possa liberare del "fardello" meridionale". Gli ultimi avvenimenti poi, confermano la volgare strumentalizzazione fatta dai leghisti di sfruttare questi tesi autonomiste per gestire potere e arraffare tutto quello che è possibile senza un minimo di dignità. 

Una forma di contestazione anticentralista espressa nella protesta antifisco e xenofoba contro "Roma ladrona", gli immigrati e i meridionali, che utilizza tematiche identitarie a scopo prevalentemente utilitaristico.

La pretesa, poi, di contrapporre la "Repubblica del Nord", derivata da un'inesistente nazionalità, alla "Repubblica delle Due Sicilie", derivata invece da una comune storia prestigiosa e plurisecolare, rimane un'assurda forzatura, non essendo neanche lontanamente paragonabili gli elementi storici, territoriali e linguistici.

 ©Riproduzione riservata

http://www.youtube.com/watch?v=kjdl4t3JxHE

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Commenti (9)   Aggiungi Commento
Re: PADANIA: IL GRANDE BLUFF    Da Nix a 23/04/2012 21.38
La Padania non esiste ma la Lega ha un posto fisso nei Tg italiani e si guarda con rispetto a quella parte d'Italia che viene identificata con il lavoro e la produttività. Non bastano le ruberie che ogni giorno vengono alla luce e le razzistiche esternazioni dei verdastri per incrinare più di tanto l'immagine di comunità seria e laboriosa. Tutto questo come se la società di quelle zone fosse monolitica, senza pertanto considerare i tanti meridionali che con il loro genio ed il loro lavoro hanno contribuito alla crescita di quell'economia. Chi emigra da quelle parti tra l'altro manifesta spesso un senso di rivalsa, attribuendo gli scarsi successi in precedenza conseguiti alla indolenza ed alla scarsa civiltà degli abitanti delle zone d'origine. Lui invece è diverso e, appena liberato del pesante fardello antrpologico e geografico, riesce a manifestare tutta la sua grandezza. Ciò anche se non viene completamente accettato in quanto "terrone" e spesso relegato a posizioni defilate rispetto ai padani doc. E' il caso ad esempio di Cota, figlio di pugliesi, che pur da governatore del Piemonte non riesce a scrollarsi di dosso la sudditanza nei confronti di Bossi, al contrario di quanto può permettersi il veneto Zaia che si dimostra più autonomo e meno subalterno. Oppure il caso di Rosa Mauro che per guadagnarsi i galloni di leghista doc ha dovuto interpretare il personaggio della fedelissima disposta a tutto, salvo poi essere allontanata alla prima tempesta in quanto "terrona". Per risolvere la questione ormai esplosa, risulta improcastinabile una presa di coscienza generale della società meridionale, che deve fare un deciso balzo in avanti incrementando la propria autostima e liberandosi di ogni sudditanza psicologica. Lo sviluppo di una propria economia indipendente e quindi l'acquisizione di propri media, rappresenta il viatico imprescindibile da seguire. Gli scarsi capitali disponibili impongono di cominciare dalla produzioni tipiche, che devono essere difese con forza e valorizzate, mentre una generale presa di coscienza dovrà determinare uno spostamento dei consumi verso le produzioni ed i servizi locali. E' chiaro che in un periodo di facile circolazione delle merci questa non è una ricetta definitiva, ma ogni economia ha usufruito, nella fase di sviluppo, di un mercato domestico favorevole. Una volta raggiunte dimensioni accettabili ed una competitività soddisfacente, i nostri produttori potranno accettare la sfida globale, certi di poter fare bene ed in alcuni casi meglio degli altri. Una società ben organizzata potrà quindi esprimere politici degni di rappresentare territori ricchi di storia e popolazioni di grande civiltà. Solo allora potremo, da una posizione di forza, controbattere colpo su colpo alle ingiurie leghiste ed ottenere il rispetto e la considerazione che meritiamo.

Re: PADANIA: IL GRANDE BLUFF    Da Lucia a 24/04/2012 11.52
L'analisi sul concetto di nazione padana è molto corretta e per questo lascia stupiti tutti quando sentiamo il termine padania usato arbitrariamente da politici, giornalisti, intellettuali, opinionisti. Inoltre condivido molto l'analisi di Nix che invita i meridionali ad incrementare la propria autostima e a preferire le produzioni locali. Il punto è queste battaglie non le fanno i partiti politici esistenti che utilizzano il mezzogiorno solo come riserva di voti ma è sempre più necessario che si crei, come è sritto nel vostro programma un fronte meridionale trasversale incominciando da una sinergia tra tutti gli attori della questione meridionale sulla rete, sarebbe una rivoluzione. Ad esempio spedirò questo articolo ai miei colleghi al nord e anche al giornale la Padania. Bisogna usare in maniera massiccia internet sfruttandona tutte le enormi potenzialità, vedi le rivolte arabe.

Re: PADANIA: IL GRANDE BLUFF    Da Vincenzo a 24/04/2012 16.55
La Lega, che al nord si lancia contro “Roma ladrona” e tappezza le nostre strade con slogan come “paròni a casa nostra”, cerca di nascondere le sue importanti responsabilità di governo che durano da quasi un decennio. Il disastro economico e sociale che investe oggi l’intero paese, i provvedimenti di bilancio che strangolano i cittadini e gli enti locali (alla faccia del federalismo), il coro di chi criminalizza i cittadini che si ribellano alle imposizioni antidemocratiche, in Val di Susa come a Vicenza con il Dal Molin, C.I.S. di Montebello ecc. sono anche opera loro. Non basta più agitare la bandiera della Padania per lavarsi la coscienza e la reputazione. Le responsabilità della Lega, i suoi insuccessi al governo, le sue ruberie, le sue clientele e nepotismi, la sua fame di potere e denaro stanno ormai diventando evidenti anche per sostenitori storici del carroccio e non serve distogliere l’attenzione attraverso l’idea di questa inesistente nazione padana, o individuando di volta in volta nuovi nemici su cui scaricare le colpe.<br>

Re: PADANIA: IL GRANDE BLUFF    Da IN MOVIMENTO a 25/04/2012 11.26
Bossi e la lega nord: IL Re è nudo!

Re: PADANIA: IL GRANDE BLUFF    Da LA IENA a 25/04/2012 18.02
E' incredibile pensare come i polentoni credano a queste sciocchezze. E' bastato che un bietolone nullafacente si immaginasse una specie di Paperopoli (la padania) e una massa di sempliciotti goffi e verdastri del nord gli è corsa dietro senza esitazione. Tragico poi che una corte di politici, giornalisti etc..... accettino queste minchionerie. A quando il partito della Pannocchia?<br>E poi dicono che noi meridionali siamo razzisti!

Re: PADANIA: IL GRANDE BLUFF    Da Toge a 26/04/2012 15.59
"Più che alla disonestà vera e propria, gli scandali della Lega fanno pensare alla disperata precarietà strutturale di un partito inventato da un fanfarone di paese, finto medico, cantante fallito, che per oltre vent'anni è riuscito ad abbindolare un popolo evidentemente abbindolabile. Tutto, nella storia leghista, è improvvisato e cialtrone, a partire da quel logo fantasma, "Padania", che non ha alcuna attinenza con storia e geografia e pare sortito da un partita notturna a Risiko annaffiata da troppo alcol. Proseguendo con il ridicolo crak del credito padano, l'inverosimile carriera politica del povero Trota, il cerchio magico con le fattucchiere e le badanti, l'università dell'Insubria, gli amiconi illetterati messi alla Rai per puro sfregio, i finti ministeri a Monza, gli elmi cornuti, gli affaroni in Tanzania...;br><br>È quasi prodigioso che con ingredienti così poveri la grande simulazione di Bossi abbia potuto reggere così a lungo. È come se un "Amici miei" di basso rango fosse arrivato a governare un Paese. Poi i giudici, non per colpa loro, arrivano sempre dopo.<br><br>Dopo che milioni di italiani l'hanno bevuta, ci hanno creduto, si sono tappati occhi e orecchie per non sentire e non vedere." Michele Serra.

Re: PADANIA: IL GRANDE BLUFF    Da Michele a 27/04/2012 17.54
Diceva Bossi tempo fa: 'Devo fare un pò il pagliaccio sul palcoscenico e usare espressioni forti perchè soltantanto così riesco a tracinare i leghisti?. Credo che non ci sia bisogno di commento.

Re: PADANIA: IL GRANDE BLUFF    Da Catello a 29/04/2012 17.23
Diceva mia madre che uno può prendere in giro una persona per tanto tempo, poche persone per poco tempo, ma non tante persone per tanto tempo. Credo che il momento di Bossi sia venuto. così è stato.<br>ps<br>IENA sei forte!

Re: PADANIA: IL GRANDE BLUFF    Da Gennaro a 29/04/2012 18.13
Ma se i fatti contestati alla Lega nord si rivelassero veri, il solo pensiero che un partito antimeridionalista e xenofobo, che ha varato leggi durissime contro i clandestini e si è battuto contro gli sbarchi degli immigrati africani, avesse al suo interno dirigenti di fronte ai quali Cetto la Qualunque sembra De Gasperi, personaggi che facevano affari con la ‘ndrangheta, ripulivano soldi in Tanzania e a Cipro, foraggiavano il “cerchio magico” del suo leader con le tasse degli italiani…beh, tutto questo produce una sensazione di particolare ribrezzo.


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