domenica 22 luglio 2018   ::  
 Energia fotovoltaica    

Energia Fotovoltaica: Una grande e concreta opportunità di sviluppo per il Sud, realizzabile subito. Un’occasione per i cittadini che vogliono coniugare il rispetto dell’ambiente con un investimento redditizio.

 di Nicola Perrini

Mi è capitato molte volte di parlare con persone interessate ad un impianto fotovoltaico per la propria abitazione o azienda, riscontrando spesso scarsa informazione e confusione di idee.

Infatti, nonostante molti installatori propongano ai propri clienti installazioni fotovoltaiche per accedere al “Conto energia”, non tutti i potenziali utilizzatori hanno compreso il reale funzionamento del meccanismo incentivante, permanendo dubbi e perplessità.
Cercherò allora di dare un mio contributo al chiarimento, rispondendo in maniera semplice e diretta alle domande che un ipotetico interlocutore mi sottopone.
 
Chi sostiene i costi dell’impianto fotovoltaico?
 
I costi dell’impianto sono a carico dell’utilizzatore; la legge esclude, in ogni caso, che eventuali contributi superino il tetto massimo del 20%.
 
Come fa l’utilizzatore a recuperare l’investimento?
 
L’energia che l’impianto fotovoltaico produce, sia che venga autoconsumata, sia che venga venduta ad altri attraverso la rete elettrica nazionale, viene ripagata ad un prezzo molto più alto di quello di mercato, garantito per 20 anni, consentendo di recuperare il capitale investito e di realizzare anche un guadagno.
 
Che garanzie ha l’investitore?
 
L’investitore è garantito da una legge dello Stato, che individua il GSE (Gestore Servizi Elettrici) quale “soggetto attuatore”.
 
Da dove provengono i soldi erogati dal GSE?
 
Da una quota che ogni consumatore paga sulla propria bolletta elettrica, destinata allo sviluppo delle energie rinnovabili.
 
Quanto tempo occorre per recuperare i soldi investiti?
 
Dipende dal tipo di impianto, integrato o non integrato, nonché dalla potenza, ma per le regioni dell’Italia meridionale si va dai cinque ai nove anni.
 
Qual è il periodo migliore per realizzare l’impianto?
 
Adesso, infatti per gli impianti andati in esercizio fino a tutto il 2010 si beneficia di tariffe incentivanti molto favorevoli; dal 2011 andranno in vigore tariffe ridotte che terranno conto dell’abbassamento dei prezzi dei moduli fotovoltaici, intervenuto in questi anni.
 
Quando non c’è il sole, cosa accade?
 
I valori presi a base dei calcoli sono quelli dell’irraggiamento solare in ciascuna zona e pertanto tengono conto del numero di giorni di sole, di pioggia e di cielo velato annuali. L’impianto fotovoltaico utilizza la rete elettrica come accumulatore, riversando in essa l’eccesso di energia prodotta e prelevando quella mancante a seconda delle condizioni meteorologiche e delle necessità; quello che conta è il bilancio tra dare ed avere.
 
 
Realizzare un impianto fotovoltaico è quindi economicamente conveniente?
 
Molto conveniente: per piccoli impianti integrati sulla copertura, destinati all’autoconsumo, il “Conto energia” ,attivato in questo periodo, garantisce un rendimento vicino al 10% , garantito per 20 anni; nessun investimento tradizionale può avvicinarsi a questi valori e per un periodo così lungo.
 
Avendo a casa un contatore da 3 kW, qual è la potenza giusta per l’impianto fotovoltaico?
 
I consumi annuali di una famiglia media corrispondono a 3500 kWh; alle nostre latitudini è sufficiente pertanto un impianto da 2,2 – 2,4 kWp , che produce tutta l’energia necessaria, apportando notevoli benefici ambientali; l’utilizzatore realizza inoltre un investimento particolarmente redditizio con una rendita ventennale.
 
In alternativa si può realizzare un impianto da 1kWp che produce solo una parte dell’energia necessaria alla famiglia, mentre la restante parte viene prelevata dalla normale rete elettrica. In questo caso, grazie al meccanismo incentivante, non si beneficia di una rendita ventennale, ma si ha comunque l’azzeramento della bolletta elettrica.
 
 
Quanto spazio occupa un tale impianto?
 
Un impianto da 2,2 kWp di tipo totalmente integrato (complanare a tetti a falda) occupa circa 15 metri quadrati; un impianto della stessa potenza su tetto piano, occupa circa 35 metri quadrati.
 
 
Che cosa accadrà dal 2011?
 
Al momento circola solo una bozza del nuovo “Conto Energia”, che andrà in vigore dal 2011, ma è certo che ci sarà un ridimensionamento progressivo delle tariffe incentivanti, per tenere conto della tendenza al ribasso dei prezzi dei moduli fotovoltaici. Si prevedono inoltre semplificazioni per quanto riguarda le tipologie di impianto, integrato oppure non integrato, e variazioni alle percentuali di massimale per eventuali contributi a fondo perduto. Potrebbe essere introdotto inoltre il solare a concentrazione che consente, a parità di potenza, di ridurre la superficie dei moduli.
 
 
Quali modifiche sarebbero auspicabili?
 
Incentivare anche i moduli a concentrazione sarebbe un bel passo in avanti per favorire la diffusione degli impianti anche in zone urbane ad alta densità abitativa; ciò ridurrebbe notevolmente gli spazi richiesti, con benefici anche dal punto di vista dell’estetica degli edifici.
Ma una modifica legislativa molto interessante sarebbe anche quella che preveda la possibilità di impianti decentrati. Ad esempio gli abitanti di un edificio privo di un sufficiente spazio in copertura potrebbero realizzare gli impianti sulla copertura di capannoni industriali, siti in zone anche distanti. Ciò, tecnicamente possibile vista la capillare diffusione della rete elettrica, consentirebbe di ottenere i vantaggi del fotovoltaico anche in zone densamente urbanizzate, senza incidere inoltre sull’estetica degli edifici.
 
Il fotovoltaico può essere un’opportunità per il Sud?
 
Si, infatti le regioni meridionali hanno le migliori condizioni di irraggiamento e quindi l’energia prodotta è più alta che altrove, consentendo un minor tempo di recupero degli investimenti ed un più alto rendimento economico.
Inoltre leggi già emanate ed in attesa di attuazione, impongono per i nuovi edifici una quota minima di energia fotovoltaica.
Naturalmente, nelle zone in cui maggiore è il numero di impianti realizzati, dovrebbero essere realizzati dei poli industriali per lo sviluppo e la produzione dei componenti per gli impianti.
Ciò è realizzabile immediatamente vista la disponibilità, nelle nostre zone, di molte aree industriali dismesse.
Questo sarebbe altamente auspicabile, evitando così di trasformare queste aree in quartieri abitativi o centri commerciali, perpetrando un delitto contro le future generazioni a cui verrebbero sottratte ulteriori possibilità occupative.
Siccome poi in alcune di queste aree industriali hanno operato fin pochi anni orsono importanti aziende del settore dell’elettronica e delle telecomunicazioni, sono ancora vive nel territorio specifiche ed alte professionalità che potrebbero trovare un’immediata e qualificante ricollocazione.
Questi poli industriali in cui si sviluppano e realizzano prodotti ad alta tecnologia, sarebbero inoltre un volano per la creazione di un indotto qualificato costituito da produttori di parti e semilavorati, installatori, manutentori, agenzie commerciali. Inoltre potrebbero fare da trampolino di lancio per l’intero territorio che vedrebbe la possibilità di diventare esportatore di prodotti piuttosto che importatore.  
 
 
 
   
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 Carta Giacomini    

I principi condivisi da l'Altro Sud-UDS in materia ambientale sono perfettamente e pienamente rappresentati da quella che abbiamo voluto chiamare, in memoria del suo autore, "Carta Giacomini".

Si tratta di alcuni appunti del noto ambientalista Valerio Giacomini che il Deputato in Umbria de l'Altro Sud-UDS, Massimo Barone, ha finora personalmente custoditi e che, anche in memoria del suo autore, ha voluto ora restituire alla collettività nella speranza che essa ne faccia un tesoro prezioso. Noi ne abbiamo fatto il nostro manifesto per l'ambiente.

In questi appunti, sono riassunti in dieci punti i principi irrinunciabili per uno sviluppo sostenibile e per la salvaguardia dell'ecosfera. L'Altro Sud-UDS, tra le proprie missions, si propone la divulgazione e la difesa di questi principi. Potete inviarci i vostri commenti ed osservazioni sulla carta scrivendoci a laltrosud@laltrosud.it

CARTA GIACOMINI 

1 – Il diritto alla vita
Tutti gli individui hanno diritto alla vita. Salva la logica inflessibile delle catene alimentari.
2 – Il diritto alla conservazione
Tutti gli individui hanno diritto alla conservazione.  Salve le incidenze di inarrestabili vicende di declino naturale
3 – L’unità terrestre dell’ecosfera
Il mondo vivente, dai microrganismi all’uomo, compone col mondo fisico:suolo, acqua, aria     ed energia, sistemi unitari di interrelazioni che convergono verso la più grande unità terrestre dell’ecosfera.
4 – L’uomo non è il dominatore della natura
Nella realtà concreta del predominio della specie umana su tutte le altre realtà naturali, l’uomo non può illudersi di separarsi dalla natura o di collocarsi dominatore sopra le rovine della natura, ma deve trarre insegnamento dai rovinosi processi che ha scatenati – soprattutto a suo danno – e rivederedi conseguenza, radicalmente il suo comportamento.
5 – La natura degradata ha bisogno dell’uomo
Di fronte alla crescente degradazione e distruzione di sistemi naturali che vanno perdendo l’originaria vitale capacità di autoregolazione, incombe all’uomo il dovere di assumere egli stesso compiti di riparazione e ricostruzione.
La natura degradata dall’uomo non può risollevarsi, entro dimensioni umane di tempo, senza l’aiuto dell’uomo.
6 - L’uomo non è il padrone, ma l’amministrazione dei beni naturali.
Tutte le risorse naturali sono limitate e sono ben definiti gli spazi ed i tempi vitali.
Ogni sovrappopolazione, ogni sovraffollamento, ogni accelerazione anormale deprime la produttività delle terre e delle acque.
Le risorse naturali non rinnovabili devono dunque essere utilizzate con criteri di conservazione.
Le risorse naturali rinnovabili devono essere amministrate con misure atte a conservare la produttività anche a vantaggio delle generazioni future.
7 – Dovere di gestire le risorse naturali con giustizia
L’utilizzazione e distribuzione delle risorse terrestri deve rispondere ad esigenze di giustizia.
Ogni uomo, ogni collettività umana deve aprirsi a solidarietà universali, vicine e lontane, nel quadro unitario degli interessi inseparabili dell’uomo e della natura.
I diritti di proprietà privata e collettiva sulle are verdi, sulle acque, sulla vita selvatica e su materie minerali, devono essere armonizzati con esigenze ecologiche di interesse sociale ed universale.
8 - Non è possibile regolare ed amministrare ciò che non si conosce
Il progresso delle conoscenza scientifiche e dell’informazione – la più vasta possibile – sulla natura e sull’uomo è condizione imprescindibile.
9 – Nuovi parametri di valutazione delle risorse naturali
Alla valutazione esclusivamente economica e commerciale delle risorse naturali deve subentrare un apprezzamento di valori fondamentali che rispondano alla totalità delle autentiche esigenze dell’uomo considerato nella sua condizione individuale e sociale.
10 - Sono impensabili nuovi rapporti tra uomo e natura indipendenti da nuovi rapporti fra gli uomini.
L’uomo deve adoperarsi a ricongiungere le solidarietà naturali che ha spezzate, fino a ricostruire quella coesistenza con la natura, quell’amicizia con la natura, alla quale tutto il suo essere anela e che è il principio di vivificanti solidarietà umane.
 
   
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