sabato 17 novembre 2018   ::  
 Scrittori, intellettuali e viaggiatori: dal Gran Tour ad oggi    

Elsa Morante

"Grande civiltà di Napoli: la città più civile del mondo. La vera regina delle città, la più signorile, la più nobile. La sola vera metropoli italiana.

Napoli è tante cose, e molti sono i motivi per cui la si può amare o meno, ma soprattutto Napoli è una grande capitale, ed ha una stupefacente capacità di resistere alla paccottiglia kitsch da cui è oberata, una straordinaria possibilità di essere continuamente altro rispetto agli insopportabili stereotipi che la affliggono. Qui troverete qualche piccolo esempio della sterminata letteratura su Napoli, sotto forma di commenti sulla città lasciati da intellettuali di ogni tipo e tempo."  


Junichiro Tanizaki

"A queste parole del giovin signore che le porgeva le labbra al posto della coppa, i bellissimi occhi della sirena si offuscarono un attimo come uno specchio appannato dal fiato. "Nobile signore, - d'improvviso articolò chiare umane parole, - perdonami per favore. Compiangimi e perdonami. Con l'aiuto della coppa di liquore che mi hai dato ho finalmente riacquistato la capacità di parlare nella lingua degli uomini. Come ha detto l'olandese, il mio luogo natio è in europa, nel Mare Mediterraneo. Se in futuro avrai l'occasione di andare in Occidente visiterai l'Italia, nell'Europa Meridionale, che è come un paesaggio dipinto in un quadro, particolarmente bella tra i paesi belli. E se con la nave, dopo aver attraversato lo stretto di Messina, passerai al largo del porto di Napoli è proprio lì che noi sirene dimoriamo da molto tempo [...]. La mia vita e la mia bellezza se ne vanno. Se davvero vuoi vedere l'incanto della sirena rimandami al mio amato paese natio."

Pianto di sirena, Feltrinelli 1985


Stendhal

"Napoli, 11 gennaio 1817. Entrata grandiosa: si scende per un'ora verso il mare attraverso un'ampia strada, scavata nella roccia tenera, sulla quale la città è costruita. Solidità dei muri. Albergo dei Poveri, primo edificio. E' molto più impressionante di quella bomboniera, tanto vantata, che a Roma si chiama porta del popolo.
Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell'universo. "

Rome, Naples, Florence, Delaunay, Paris 1817.


Pier Paolo Pasolini

"Come il tuo nome immediatamente suggerisce, sei Napoletano. Dunque, prima di andare avanti con la tua descrizione, poichè la domanda sorge impellente, dovrò spiegarti in poche parole perché ti ho voluto Napoletano. Io sto scrivendo nei primi mesi del 1975: e, in questo periodo, benché sia ormai un po' di tempo che non vengo a Napoli, i Napoletani rappresentano per me una categoria di persone che mi sono appunto, in concreto, e, per di più, ideologicamente, simpatici.
Essi infatti in questi anni - e, per la precisione , in questo decennio - non sono molto cambiati. Sono rimasti gli stessi Napoletani di tutta la storia. E questo per me è molto importante, anche se so che posso essere sospettato, per questo, delle cose più terribili, fino ad apparire un traditore, un reietto, un poco di buono. Ma cosa vuoi farci, preferisco la povertà dei Napoletani al benessere della repubblica italiana, preferisco l'ignoranza dei Napoletani alle scuole della repubblica italiana preferisco le scenette, sia pure un po' naturalistiche, cui si può ancora assistere nei bassi Napoletani alle scenette della televisione della repubblica italiana.
Coi Napoletani mi sento in estrema confidenza, perché siamo costretti a capirci a vicenda. Coi Napoletani non ho ritegno fisico, perché essi, innocentemente, non ce l'hanno con me. Coi Napoletani posso presumere di poter insegnare qualcosa perché essi sanno che la loro attenzione è un favore che essi mi fanno. Lo scambio di sapere è dunque assolutamente naturale.
Io con un Napoletano posso semplicemente dire quel che so, perché ho, per il suo sapere, un'idea piena di rispetto quasi mitico, e comunque pieno di allegria e di naturale affetto. Considero anche l'imbroglio uno scambio di sapere. Un giorno mi sono accorto che un Napoletano, durante un'effusione di affetto, mi stava sfilando il portafoglio: gliel'ho fatto notare, e il nostro affetto è cresciuto. Potrei continuare così per molte pagine e, anzi, trasformare questo mio intero trattatello pedagogico in un trattatello dei rapporti tra un borghese settentrionale e i Napoletani.
Ma per ora mi trattengo, e torno a te [...] . Ma il fatto che tu sia napoletano esclude che tu, pur essendo borghese, non possa essere anche interiormente carino. Napoli è ancora l'ultima metropoli plebea, l'ultimo grande villaggio ( e per di più con tradizioni culturali non strettamente italiane) : questo fatto generale e storico livella fisicamente e intellettualmente le classi sociali. La vitalità è sempre fonte di affetto e ingenuità. A Napoli sono pieni di vitalità sia il ragazzo povero che il ragazzo borghese."

 Lettere luterane, Einaudi Torino 1976.


Pavel Pavlovic Muratov 

"In qualsiasi altra città ciò sarebbe sufficiente per trattenere a lungo l'attenzione del viaggiatore sulle impressioni dell'arte e dell'antichità. A Napoli queste impressioni non si mantengono a lungo. Esse cedono rapidamente il posto all'irresistibile irruzione della vita napoletana. Le forme astratte delle statue, i colori impalliditi dei quadri antichi, le immagini impalpabili del passato, presto si perdono e scompaiono nello spettacolo rumoroso e splendente di tutte le forze della vita della Napoli moderna. Intorno ai muri del museo, che nasconde i resti della raffinata civiltà antica, tumultua la vita popolare, capace di seppellirli più profondamente che la lava e la cenere del Vesuvio. Nella Napoli moderna non ci son tracce materiali di Partenope e di Neapolis. Il fiume della vita scorre quasi sempre così precipitoso che sulle sue rive primordiali non sono rimasti depositi storici.
Per il viaggiatore che sa mescolarsi con la folla del popolo, la vita stessa di Napoli presenta infinito interesse. Si può dire persino che chi non è stato a Napoli, non ha visto lo spettacolo della vita popolare. Noi siamo abituati a parlare soltanto della vita nella strada nelle grandi città europee che scaturisce come una sorgente. Ma, in sostanza, non c'è nulla di più monotono e meccanico dell'animazione della folla sui grandi boulevards parigini....La folla parigina è sempre guidata da una certa nascosta necessità, e nella tensione stessa del traffico stradale si sente sempre qualcosa di immobilizzato, di eguale che cela una enorme stanchezza e, forse, perfino ripugnanza per la vita. Per vedere la folla realmente colma dell'incosciente, spensierata gioia superstiziosa dell'esistenza, bisogna passare per la via principale di Napoli, la famosa via Toledo. I suoi stretti marciapiedi dalla mattina alla sera rigurgitano di gente che sa essere felice della semplice coscienza della propria esistenza. Questa gente non si affretta in nessun luogo, e pure non ammazza il tempo fino alla disperazione con indifferenza. Il Napoletano vive soltanto quando prova piacere. a Toledo è riunito tutto quello che gli piace nel mondo. E nessun altro essere umano ama il mondo di un amore così forte, tenace animalesco. Dopo alcuni giorni di permanenza, lo straniero comincia a trovar gusto nella lenta passeggiata su e giù per via Toledo. Il continuo movimento della folla senza nessuna ragione evidente finisce col non meravigliarlo più. presto comincia a preferire questa via - la via più animata di tutta Europa - alla riviera di Chiaia, piena di noiosi e costosi alberghi. Tutte le cattive qualità del popolo napoletano: il tradimento, la scaltrezza, la cupidigia, l'amore del vizio, si possono perdonare per questo stato elevatamente sentimentale di amore per una cosa tanto innocente, come il passeggiare su e giù per la via principale della città. "
Russi in Italia di E. Lo Gatto, Editori Riuniti, Roma 1971


 Johann Wolfgang Goethe

"Come fanno i ragazzi più vispi quando si comanda loro qualche cosa, anche i Napoletani finiscono con l'assolvere il loro compito, ma ne traggono sempre argomento per scherzarvi sopra. Tutta la classe popolana è di spirito vivacissimo ed è dotata di un intuito rapido ed esatto: il suo linguaggio deve essere figurato , le sue trovate acute e mordaci. Non per nulla l'antica Atella sorgeva nei dintorni di Napoli; e come il suo prediletto Pulcinella continua ancora i giuochi atellani, così il basso popolo si appassiona anche adesso ai suoi lazzi.
Ora che tutte queste spiagge e i promontori e i seni e i golfi, isole e penisole, rocce e coste sabbiose, colline verdeggianti, dolci pascoli, campagne feconde, giardini di delizie, alberi rari, viti rampicanti, montagne perdute fra le nubi e pianure sempre ridenti, e scogli e secche, e questo mare, che tutto circonda con tanta varietà e in tanti modi diversi - ora, dico, che tutto questo è presente nel mio spirito, ora soltanto l'Odissea è per me una parola viva.
Quando io vorrei esprimermi a parole, appaiono soltanto immagini davanti ai miei occhi: il bellissimo paesaggio il mare libero, le isole scintillanti, la montagna ruggente: mi manca la capacità di descrivere tutto ciò. Napoli è un Paradiso, tutti ci vivono in una specie di inebriata dimenticanza di sé; [..] ed é per me una strana esperienza quella di trovarmi con gente che non pensa ad altro che godere. "


Viaggio in Italia, Sansoni 1970


Sergio Lambiase

" Napoli diventa subito per i Tedeschi una città-convalescenziario , idealmente posta a metà strada fra Berlino e la costa africana, lontana dai teatri della guerra europea , sporca ma sprofondata in un clima eccezionale, accattivante, cordiale, finanche servile. Già dunque nel '40-41 la città pullula di soldati e ufficiali tedeschi, vi è una sezione del partito nazionalsocialista, un nucleo di Hitlerjugend, un'associazione italo-germanica che svolge una febbrile attività di tipo cultural-propagandistico. Per ministri e gerarchi del Reich in visita in Italia, Napoli è una tappa d'obbligo. L'escursione a Capri, Pompei, Sorrento ecc. fa parte addirittura di una convenzione turistica che risale almeno a Goethe. Così a sud di Roma ci vengono tutti, con la tacita determinazione di rimanerci il più a lungo possibile..." ... leggi l'intero documento!


Fernand Braudel 

" Dimentichiamo il malessere epidermico; Napoli affascina il visitatore frettoloso d'oggi, come ieri gli amministratori ed i soldati di Carlo V e di Filippo II, alle prese con gli enormi problemi di gestione di un agglomerato tanto vasto: il secondo, per popolazione, del Mediterraneo del XVI secolo, dopo Istanbul; il secondo, anche, del cristianesimo occidentale, dopo Parigi. Impossibile restarvi indifferenti. Ma essa sa, ha sempre saputo difendersi. Ed io mi dichiarerò volentieri colpevole di essermi dato vinto troppo rapidamente o di aver mancato della perseveranza o dell'astuzia necessarie.
Impossibile, nondimeno, per me non vagheggiare per Napoli una sorte diversa da quella che le conosco oggi e non invitare i miei amici italiani, per assaporarne reazioni, tanto più inorridite in quanto siano originari di Milano, di Bologna o di Firenze, a immaginare quale avrebbe potuto essere il destino dell'Italia ed il volto attuale di questa città se essa fosse stata preferita a Roma come capitale del nuovo Stato. Roma, che nulla qualificava a svolgere questo ruolo, salvo la sua leggenda e il suo passato, quando Napoli era - e di gran lunga - , malgrado i rapidi progressi di Torino, la sola città ad essere, verso il 1860-70, all'altezza del compito..."... leggi l'intero documento!


Ernest Bloch 

"Ma quasi sempre si entra in questo paese in modo sbagliato. Portandosi dietro desideri ed immagini fuorvianti, o per lo meno unilaterali. Sicché molto della vita italiana finisce per sfuggire. L'influenza della scuola e della cultura corrente rende invisibile quanto non è loro conforme. Ma nel Sud non esiste soltanto la misura classica, che esso sembra peraltro non stimare troppo. Non solo l'animale uomo che lì fiorisce così variopinto si oppone alla nobile semplicità e alla composta grandezza, ma anche quanto Goethe vide e quanto si è conservato fino ad oggi non è riducibile a pini e dadi. Non tutte le cose riposano ferme nella luce, nella loro bella forma antica e ben definite in ogni parte. Non a caso Walter Benjamin ha chiamato l'Italia "porosa"; ed è vero: intendeva con questo un intreccio nient'affatto antico ma barocco, privo di contorni ma non di legami, su cui non ci si dovrebbe continuare ad ingannare..." ... leggi l'intero documento!

 


 

   
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