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rivista sull'economia del Mezzogiorno.
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ORA PENSIAMO A NOI. Diamo forza alle nostre realtà produttive.
Dei prodotti che i cittadini meridionali acquistano, solo il 6% è made in Sud. Un consumo più consapevole potrebbe ribaltare il destino della nostra terra.
Ti invitiamo a comprare, dove è possibile, prodotti del nostro Sud o fare una vacanza nelle nostre bellissime regioni. Inviaci il tuo nome, costruiremo insieme, con orgoglio, un grande esercito di cittadini che, amando la propria comunità, scende in campo concretamente per difendere l'occupazione e la ricchezza di tutto il Mezzogiorno.
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Osservatorio è il periodico d'informazione politica de L'ALTRO SUD.
Da qui cercheremo di guardare con occhio critico: fatti, avvenimenti e scenari della politica Italiana con particolare riferimento al Mezzogiorno d'Italia.
Senza conformismi, ribaltando i luoghi comuni, cominceremo a dare la nostra lettura agli accadimenti politici e sociali del Sud Italia.
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Intervista ad Antonio Gentile (presidente L'ALTRO SUD)
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Intervento di Gaetano Pietropaolo (coordinatore L'ALTRO SUD) al convegno "Sud morte civile?" organizzato da "Insieme per la Rinascita". Introduce: Stefano Lo Passo.
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Pubblichiamo un video che mostra tutta la verità sul caso colera a Napoli. Scoprirete con rammarico che ciò che si è fatto allora nei confronti di Napoli, continua a farsi oggi.
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Lega Nord: indagati e pregiudicati che istituiscono la prima "Scuola di Magistratura Padana".
di Carmine Gazzanni
I magistrati oggi si fanno "i c. loro e noi i c.i nostri", mentre un tempo "avevamo un certo feeling", per questo adesso "i giudici li educhiamo noi". Questo dicevaUmberto Bossi qualche giorno fa a Calalzo, presente per festeggiare il compleanno di Giulio Tremonti. Qualcuno, probabilmente, ha pensato che fosse un'altra delle tante provocazioni leghist (vedi Zaia che qualche tempo fa ha parlato addirittura di "federalismo meteorologico", perché Roma Ladrona sarebbe rea di fornire al Veneto previsioni meteo negative che danneggiano il turismo nel Nord Est). E invece no, tutto vero.
E' nata a Bergamo la prima Scuola Superiore di Magistratura padana. E ne sono previste ben tre, pronte a sfornare magistrati padani per gente padana, per i distretti di Lombardia, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna.
Insomma, in attesa del federalismo tanto auspicato, si comincia con una sorta di federalismo giudiziario. Ed è molto curiosa anche l'affermazione di Calderoli che, si suppone, avrebbe dovuto rasserenare gli animi: "non si tratta di una scuola leghista, bensì di una scuola padana per avere magistrati padani in Padania". Ecco, cosa cambia? Chi parlerebbe di una scuola solo ed esclusivamente padana per magistrati solo ed esclusivamente padani in Padania? Certamente un leghista. E dunque? Ma c'è di più. Questa proposta, per quanto assurda sia, potrebbe essere per lo meno avanzata da un partito che sia immune da guai giudiziari. Con quale diritto un prescritto, un indagato o addirittura un condannato potrebbe parlare dell'istituzione di una "Scuola Nazionale di
Magistratura" padana?
Ed è proprio qui che viene il bello: la Lega Nord di certo non è immune da condannati, indagati e prescritti. Anzi, per alcuni aspetti si potrebbe definire il partito stesso incostituzionale. Ma andiamo con ordine.
Partiamo da Umberto Bossi stesso. Il senatùr, infatti, è stato condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; è stato in seguito condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla pubblicamente offesa in più occasioni. Il 26 luglio 1997 affermò: "Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo"; il 14 settembre dello stesso anno, invece, ad una signora che aveva esposto il
tricolore alla finestra disse: "Il tricolore lo metta al cesso, signora", e ancora: "Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore". Per la prima affermazione, Bossi è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena.
Per il secondo evento la Cassazione ha rigettato il ricorso di immunità presentato da Bossi, in quanto europarlamentare, confermando la condanna a pagare 3000 euro di multa.
Ma abbiamo anche altri esponenti di spicco che ritroviamo tra le file dei pregiudicati: Roberto Maroni, attuale Ministro degli Interni, condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per
resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano; e Mario Borghezio, che è stato condannato nel 1993 a pagare una multa di 750.000 lire per violenza privata su un minore in relazione ad un episodio risalente al 1991, quando aveva trattenuto per un braccio un venditore ambulante marocchino di 12 anni per
consegnarlo ai carabinieri; e ancora condannato nel 2000 per incendio aggravato da "finalità di discriminazione" a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino.
E poi abbiamo Matteo Bragantini, che nel 2004 è stato condannato in primo grado a 6 mesi di carcere e tre anni di interdizione dall'attività politica.
L'accusa è istigazione all'odio razziale e propaganda di idee razziste.
Nei documenti giudiziari si legge che Bragantini e altri sei coimputati, tra cui l'attuale sindaco di Verona Flavio Tosi, hanno "diffuso idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi
razziali ed etnici". L'11 luglio 2009 la Cassazione ha condannato in via definitiva Tosi, Bragantini e gli altri a due mesi di reclusione, con sospensione della pena, e a 4 mila euro di multa e alla sospensione per tre anni dai pubblici comizi. Logicamente questo è fatto di vanto: Bragantini
è stato ricandidato ed eletto alla Camera, Tosi rimane sindaco di
Verona.
Ancora abbiamo Matteo Brigandì. Era assessore regionale in Piemonte quando fu arrestato pertruffa aggravata ai danni della Regione Piemonte: avrebbe "regalato" all'amico imprenditore Agostino Tocci circa sei miliardi di lire, a titolo di "rimborso" per inesistenti danni subiti dalle alluvioni tra il
1994 e il 2000. Anche lui premiato per la sua condotta: Onorevole. E ancora Roberto Castelli, indagato per abuso d'ufficio per alcune facili consulenze concesse quand'era Ministro della Giustizia. Il voto del Senato, tuttavia, l'ha salvato regalandogli l'immunità dai suoi reati
ministeriali. Ma non è sfuggito alla Corte dei Conti, che l'ha condannato a rimborsare un danno erariale di circa 99 mila euro.
E poi, ancora, l'attuale Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, indagato per ricettazione nell'inchiesta sulla Bpl di Fiorani. Lo stesso Fiorani dichiarò di averlo corrotto per ricevere l'appoggio politico della Lega. Secondo l'accusa Calderoli e l'allora sottosegretario Aldo
Brancher (ve lo ricordate? Il Ministro più breve della storiaItaliana) si sarebbero spartiti 200 mila euro.
Ma non è finita. Si potrebbe parlare di Gentilini, l'ex sindaco dibTreviso, omofobo ("darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni [.] Qui a Treviso non c'è nessuna possibilità per culattoni o simili") e xenofobo ("Bisogna sparare sui
gommoni e sulle carrette del mare [.] i gommoni vanno distrutti, perché, a un certo punto, bisogna puntare ad altezza d'uomo"), indagato per istigazione all'odio razziale, e poi condannato a non poter
sostenere pubblici comizi per 3 anni e al pagamento di 4.000 euro di multa.
Ancora si potrebbe parlare di Alessandro Costa, una sorta di Dottor Jekyll e mister Hyde: assessore alla Sicurezza di Vicenza di giorno; mentre di notte gestore di un vero e proprio giro di prostitute attraverso gli annunci pubblicati su internet. Senza dimenticare i ben 36 leghisti rinviati a giudizio
per l'inchiesta sull'operato delle cosiddette "camicie verdi", che fa riferimento al periodo tra il '96 e il '97. Secondo l'accusa la Guardia Nazionale Padana sarebbe stata allestita con l'obiettivo anche
di organizzare attraverso un'organizzazione armata la resistenzae pianificare l'eventuale secessione. Ma, come accennato anche prima, lo stesso partito della Lega Nord presenta dei tratti di incostituzionalità. Potremmo cominciare con l'ARTICOLO 3 ("Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali"), per poi passare all'ARTICOLO 5 ("La Repubblica, una e indivisibile"), per finire all'ARTICOLO 12 ("la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano"), senza contare che NEI PRINCIPI FONDAMENTALI (primi 12 articoli) IL
RIFERIMENTO AD "UNA" REPUBBLICA E' RICORRENTE.
Insomma, mentre Bossi dice che è necessaria una Scuola di Magistratura padana perché i magistrati si fanno "i cazzi loro e noi i cazzi nostri", la realtà pare essere esattamente l'opposto: si vuole a tutti i costi questa scuola proprio perché i magistrati si fanno troppo "i cazzi loro".
Sembrerebbe più plausibile, no? E allora, caro senatùr, se si vuole fare i "cazzi suoi", per lo meno non dica cazzate.
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I soliti stereotipi anti-meridionali
di Gaetano Pietropaolo. Da "Il Mattino" del 26 Agosto, pag. 8
Prendo spunto dall’edizione del TG 1 delle 20 dello scorso 22 Agosto, per denunciare un’abitudine ormai consolidata della nostra televisione nazionale, pubblica e privata.
Verso la fine del TG sono stati trasmessi due servizi sul turismo: uno su Napoli, l’altro sulle Dolomiti Bellunesi. Neanche a dirlo, il servizio su Napoli parlava di alcuni lidi abusivi a Bagnoli: pochi bagnanti, evidentemente con scarsi mezzi, prendevano il sole su un tratto di mare interdetto alla balneazione e per giunta pagando 3 euro a qualche scellerato che si era inventato gestore della zona. Ovviamente il tutto contorniato di acqua sporca, erbacce e cumuli di rifiuti qua e la sull’improvvisato lido.
Il secondo servizio invece romanzava di splendide vacanze che si possono trascorrere sulle, splendide veramente per carità, Dolomiti Bellunesi.
Nulla da dire sulla veridicità dei servizi. Entrambi esponevano cose vere. Ma evidentemente anche verità parziali.
E’ ormai consolidata abitudine delle televisioni nazionali presentare troppo spesso tutto ciò che di negativo c’è a Sud contrapponendolo ad un Nord essenzialmente ed esclusivamente virtuoso. Nei servizi che ho descritto insomma si semplificava troppo: il messaggio che passava era quello di una Napoli pezzente, tra monnezza, poveracci e mezzi camorristi. Meglio il Nord delle Alpi…e dei signori.
E’ questa l’Italia? Gentiluomini tutti al Nord e disonesti tutti al Sud? Alcuni casi come quelli Parmalat e Banca Popolare di Lodi dimostrerebbero il contrario. Gli insulti beceri e razzisti verso i meridionali da parte di alcuni politici nordici, anche. Vorrei vivere in un paese in cui la gente perbene o disonesta è considerata tale a prescindere da dove viene. Ma forse è chiedere troppo ad una nazione che dopo 150 anni di storia comune stenta ancora a riconoscersi.
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Un altro Cilento
di Gaetano Pietropaolo. Da L'Unità di venerdì 20 Agosto 2010, pag. 14.
Ritornando in vacanza nel Cilento dopo otto anni ho respirato, con enorme piacere, un’aria nuova. Rispetto al passato è evidente l’innalzamento della qualità dell’offerta turistica: un livello di decoro più che accettabile ed una indubbia capacità di offrire ai turisti la propria storia e la propria identità, oltre alle consuete bellezze naturalistiche e alle attrazioni per i giovanissimi.
Il Cilento che avevo sempre sognato di vivere, finalmente l’ho vissuto. Ovviamente tutto è perfettibile, specie per un territorio che fa del turismo la sua principale fonte di sostentamento. Ma mi è parso evidente un importante sforzo amministrativo e civico per garantire una vacanza di elevatissimo livello. Feste medioevali, innumerevoli mostre d’arte, teatro, musica, rassegne culinarie ed artigianali sparse nei vari centri storici e costieri, sembrano creare nel Cilento quel giusto mix che rende una vacanza appagante, non fa pentire dei soldi spesi e spinge a tornare e a suggerirla come meta.
E’ altresì evidente in tutto ciò, la giusta combinazione tra mano pubblica ed iniziativa privata, tra amministrazioni di destra e di sinistra: una comunità intera insomma che si muove e si fa protagonista del proprio futuro. Il Sud della Cultura e della Storia, quel Sud positivo, della gente perbene, efficiente, lavoratrice, imprenditrice. L’unico Sud capace di guidare un necessario riscatto per il Mezzogiorno, l’ho visto finalmente vivo quest’anno nel Cilento. Esempio, non il solo per fortuna, per tutto il meridione e prova di non necessaria cialtroneria per l’Italia intera.
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Banca Popolare schiaffo inaccettabile
Lettera di Gaetano Pietropaolo, pubblicata su "Il Mattino" del 6 agosto 2010 pag. 14.
Negli ultimi giorni abbiamo avuto modo di leggere sulle cronache nazionali e locali della presunta truffa, organizzata da un sedicente professionista napoletano, relativa alla Banca Popolare del Meridione. Stando a quanto si apprende dalle prime notizie emerse, sembrerebbe un caso da manuale. Si decide di fondare una banca, si raccolgono i fondi convincendo centinaia di risparmiatori e poi si sparisce…coi soldi si intende!
Fermo restando la presunzione di innocenza -spero per l’autore del misfatto e per i risparmiatori che si tratti solo di un equivoco – vorrei fare una breve riflessione a carattere più generale.
Un simile caso sarebbe una ferita, l’ennesima, che brucia forte, a chi ci ha rimesso i soldi ovviamente, ma anche ad un’intera collettività.
Dando a questa truffa il nome di “Banca Popolare del Meridione”, gli autori del misfatto non si sono accorti di fare un torto a quella maggioranza di meridionali onesti che con l’illegalità non hanno nulla a che fare.
In periodi in cui l’opinione pubblica e una buona parte della politica nazionale non è sicuramente accomodante nei confronti della gente del Sud, utilizzare l’aggettivo meridionale per denominare un imbroglio mi sembra l’ennesimo schiaffo ad una comunità, quella meridionale, che è già costretta a subirsi gli insulti di Salvini & company e che vive, ormai da secoli, mascherata dai pregiudizi e dai luoghi comuni.
La mia, più che una lettera al giornale è quindi un appello a chiunque abbia intenzione di cimentarsi in affari poco chiari, avventure strane, cricche e associazioni per delinquere di non mettere in mezzo i meridionali. Possibilmente cercate di desistere dal fare stupidaggini. Sarebbe meglio per tutti, soprattutto per voi. Ma se proprio dovete, chiamatevi come volete. Il vocabolario italiano è pieno di nomi, aggettivi e simili. Vi saremmo grati se lasciaste stare gli appellativi Sud, meridione, Mezzogiorno, meridionale ecc. che non appartengono, per fortuna, solo a voi.
Gaetano Pietropaolo
Coordinatore L’ALTRO SUD
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La Lega e la "ndrangheta", incontri elettorali con un Consigliere regionale.
Si tratta di Angelo Ciocca. Il politico, non indagato, avrebbe traghettato i voti del Carroccio su un candidato delle cosche. Con il padrino si è incontrato a Pavia. Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/16/la-lega-e-la-ndrangheta-incontri-elettorali-con-un-consigliere-regionale/40820/
Chi lo conosce lo definisce “furbo”. Il suo motto, riportato sul suo sito, è: “Fare per la nostra gente”. Gente padana naturalmente, perché il consigliere regionale Angelo Ciocca, classe ’75, in politica dal 1996, è leghista da sempre. Eppure le carte dell’inchiesta sulla ‘ndrangheta in Lombardia raccontano qualcos’altro. Raccontano dei suoi rapporti diretti con l’avvocato Pino Neri, massone dichiarato e soprattutto boss di primissimo piano finito in carcere nel maxi blitz del 13 luglio. I due, nella primavera del 2009, sono stati filmati dai carabinieri mentre si incontravano per discutere di pacchetti di voti da dirottare su un candidato gradito alle cosche.
La Lega nord e la mafia, dunque. Una novità assoluta che imbarazza il Carroccio tanto da spingere la Padania di oggi a polemizzare con La Stampa rea di aver scritto che la ‘ndrangheta ha conquistato anche i Comuni governati della Lega. Sul quotidiano leghista si parla di “allucinazioni” e di “insinuazioni”. Da adesso però il problema non sono più i giornali. Ma le 3000 pagine della richiesta di arresto dei magistrati milanesi in cui si descrivono i rapporti – certi – tra il padrino e Ciocca (ad oggi non indagato) per far confluire i voti leghisti su Francesco Rocco Del Prete, candidato della ‘ndrangheta (poi non eletto) alle comunali 2009 di Pavia.
Un bel pasticcio per l’enfant prodige padano in queste ore a rapporto da Giancarlo Giorgetti, responsabile degli Enti locali del Carroccio, e suo sponsor politico. Una riunione privatissima, che precede l’imminente summit di domani nella sede di via Bellerio, dove, molto probabilmente, al consigliere sarà chiesto ufficialmente di dimettersi. Interpellato da ilfattoquotidiano.it il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, infatti dice: ” Se qualcuno non è immacolato sarà espulso immediatamente”. E poi, come molti altri funzionari, prende le distanze da Ciocca. “Personalmente non lo conosco. Non l’ho mai sentito”, aggiunge lasciando via Bellerio, dove ha appena incontrato Bossi.
Torniamo allora a quel 2009. All’epoca Ciocca è assessore provinciale pavese alle Attività produttive. Una poltrona che però lascierà presto per migrare verso il Pirellone. Alle ultime elezioni di maggio 18.910 preferenze lo spingono direttamente in Consiglio regionale, primo fra gli eletti. Un bel colpo per un ragazzo di appena 35 anni, originario di San Genesio e Uniti, paesino a due passi da Pavia. Poco più di 3.000 anime e un gran numero di ville in stile hollywoodiano. Un bel posto, insomma, che in appena quattro anni ha sfornato un consigliere regionale e addirittura un senatore della Repubblica. Roberto Giovanni Mura, oltre che primo cittadino di San Genesio, siede, infatti, a palazzo Madama tra i banchi della Lega nord. E proprio gli uffici comunali nei giorni scorsi sono stati visitati dagli uomini della Dia di Milano. Gli investigatori hanno portato via diverse carte tra cui la variante della strada Vigentina che prevede una glosissima speculazione edilizia.
I rapporti tra il consigliere e il padrino della ‘ndrangheta iniziano così nel giugno 2009, quando “Neri – annotano i magistrati – ha assoluta necessità di far eleggere alle consultazioni elettorali di Pavia un proprio uomo, Rocco Del Prete, e a tal fine si rivolge a Ciocca”. E che Del Prete sia persona vicina alla cosca non vi è dubbio. Sarà lui, infatti, a incontrare il deputato azzurro Giancarlo Abelli per proporgli il piano politico della mafia. “Rocco Del Prete – si legge nella richiesta d’arresto – è stato candidato nella lista Rinnovare Pavia facente capo a Ettore Filippi Filippi“. E ancora: “Del Prete era candidato nella piena disponibilità di Pino Neri”
Su quelle comunali c’è, però, un problema. La Lega nord si è messa di traverso e non vuole Del Prete. Questo il motivo per cui il boss Pino Neri intensifica i suoi rapporti con Ciocca, arrivando al punto di promettergli in cambio dell’appoggio elettorale un appartamento nel centro di Pavia a prezzo di favore. Scrivono i magistrati: “Neri si premurava di assicurare al suo interlocutore girando a questo le garanzie a lui date da Ciocca”, mettendo in evidenza “l’incertezza del momento”.
Nei giorni successivi un uomo vicino al boss sente il politico. Del contenuto della conversazione ne parla con lo stesso Neri. “Mi ha detto: non ti preoccupare che adesso noi rompiamo le palle ancora”. Cioé Ciocca farà pressione sui vertici locali del Carroccio per favorire la candidatura di Del Prete. Le parole confortano il boss. “Se Angelo Ciocca vi dice in quel modo io non ho motivo di dubitare che loro romperanno le palle”. Il politico leghista viene sentito anche da Del Prete che poi riferisce al boss: “Ciocca gli avrebbe assicurato che stanno facendo una manovra per farlo rientrare, ma non gliel’ha spiegata anche se ha assicurato che lo avrebbe richiamato per dargli la lieta notizia”.
E del resto il capo della ‘ndrangheta pavese con Angelo Ciocca ha interessi comuni “avendolo coinvolto – scrivono i magistrati – in belle operazioni immobiliari”, tanto da volergli dare “a basso prezzo l’appartamentino di Medigliani”. Si tratta di una casa in piazza Petrarca a Pavia, luogo dove, dopo contatti telefonici tra Neri e Ciocca, avviene l’incontro tra i due. All’appuntamento, però, si presentano anche i carabinieri. I militari filmano i due assieme a un altro uomo. E annotano: “I tre dopo aver conversato dinanzi all’ingresso si allontanavano recandosi tutti all’interno dell’istituto Monte dei Paschi di Siena”. Banche, politica e affari. La ‘ndrangheta è “democratica” e per comandare non fa distinzioni di partito. Ciò che conta è stare con chi è al governo. Forse anche per questo,ieri, il ministro dell’Interno, Bobo Maroni, è sembrato rompere gli indugi e ha detto: “Non guarderemo in faccia a nessuno”.
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Anche quest'anno si riparte con glia attacchi ai simboli del turismo meridionale. Per Elisabetta Tola meglio Mykonos che Capri.
di Nicola Perrini
Sul numero 30 de "L’Espresso" in un articolo della Prof.ssa bolognese Elisabetta Tola, si confrontano Capri e l’isola greca Mykonos su vari aspetti, tra cui strade e trasporti, qualità delle coste e dell’acqua, nuove costruzioni e rifiuti. Vengono elencate con puntiglio tutte le deficienze di Capri, descrivendo autobus vecchi, corse poco regolari, assenza di informazione, affollamento di barche, maleducazione dei proprietari, sacchetti e bottiglie gettate in mare, il caos-depuratore di Occhio Marino, la centrale elettrica a gasolio sporca e rumorosa, ampliamenti abusivi delle case ecc. Mykonos, naturalmente, esce vincente su tutti i fronti. Nulla si dice sulle bellezze dell’isola, né sulle tante manifestazioni che vi avvengono. Pare proprio che la nostra isola non abbia il gradimento della professoressa, che inflessibilmente ne elenca i punti di debolezza, realizzando un implicito invito a preferire l’isola delle Cicladi.
A questo punto mi domando: era proprio necessario pubblicare questo meticoloso rapporto sulla nostra isola in piena stagione turistica, con possibile danno per l’economia ? E poi, l’autrice si è occupata con lo stesso rigore ed in maniera altrettanto implacabile della costiera romagnola, confrontandola ad esempio con la Costa Brava ?
Non so se ci sono altri fini, ma come dice qualcuno "a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina".
Invitiamo tutti ad inviare una mail di dissenso al direttore de "L’Espresso", all’indirizzo:
http://espresso.repubblica.it/gerenza/scrivici?id=daniela_hamaui
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L'ALTRO SUD ricorda la giovane Rita Atria, uno spendido esempio di coraggio e di dignità.
"Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'e' nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci". Queste parole dicono molto, forse tutto, della profondità di pensiero di Rita Atria, giovane testimone di giustizia nella lotta alla mafia, morta suicida il 26 luglio 1992, una settimana dopo la strage di via D'Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Una scansione temporale assolutamente non casuale quella che lega i due eventi. Ma per capire fino in fondo la disperazione che, in soli sette giorni, prese possesso dell'anima di questa ragazza appena diciassettenne, fino a farle apparire la morte l'unica, tragica, soluzione, bisogna fare un passo indietro e correre con la mente a Partanna, cittadina siciliana nota alle cronache, purtroppo, più per la guerra tra clan mafiosi che non per le sue bellezze artis
E' in questo luogo che, il 4 settembre 1974, nasce Rita, figlia di Giovanna Cannova e "don Vito" detto il "paciere", uomo di fiducia della potente famiglia mafiosa degli Accardo. Ha solo 11 anni quando il padre rimane vittima di un regolamento di conti legato al nascente business del narcotraffico. Quel corpo a terra, crivellato di colpi, rimarrà per sempre impresso nella sua memoria e sarà solo il primo di una scia di sangue che imbratterà le speranze della sua famiglia. Qualche anno dopo, infatti, a morire sotto i colpi feroci della guerra tra clan sarà l'adorato fratello maggiore Nicola, con cui Rita aveva stretto un legame molto forte, diventando custode di segreti più grandi di lei. A lei, infatti, Nicola confidava nomi, spiegava strategie di controllo del territorio e connivenze politiche. Un muro di omertà che viene squarciato per la prima volta dal coraggio di Piera Aiello, giovane vedova di Nicola, che non aveva mai approvato lo stile di vita del marito. Piera parla, collabora, fa nomi e cognomi e grazie alle sue dichiarazioni vengono arrestate numerose persone. Per Rita arriva il momento di scegliere: restare in famiglia e diventare complice di un ostinato mutismo o, sull'esempio della cognata, parlare e ribellarsi al sistema mafioso? La scelta cade quasi naturalmente su questa seconda opzione e così anche Rita inizia a parlare e lo fa elencando quei segreti di cui, nel corso degli anni, è divenuta scomoda testimone. A raccogliere la sua preziosa testimonianza è il procuratore di Marsala, Paolo Borsellino, con cui nasce un rapporto filiale: la "picciridda" era infatti il tenero soprannome che il giudice le aveva dato. Nel suo sguardo buono e nei suoi occhi gentili Rita trova la forza di raccontare e raccontarsi, confortata dal senso di protezione che quel procuratore tanto impegnato nella lotta alla mafia riesce a trasmetterle. Facendole sembrare perfino più sopportabili le dure conseguenze che il suo ruolo di testimone le riserva: la sua famiglia, infatti, mal digerisce una "fimmina" lingua longa e amica degli sbirri" e la ripudia, abbandonandola al suo destino. Paolo Borsellino la protegge, le garantisce un'esistenza clandestina a Roma, sotto falso nome, la sostiene nella lotta per la verità e la giustizia. Una favola troppo bella per durare a lungo. Quando, nell'estate del 1992, una carica di tritolo spezza per sempre la vita del giudice Borsellino e degli agenti della scorta, qualcosa si spezza anche nella giovane Rita. Si sente sola, di una solitudine che toglie il respiro e spegne le speranze: ripudiata dal fidanzato, dalla madre, dalla sorella e ora privata anche del supporto morale del giudice Borsellino. Troppo per una ragazza di appena diciassette anni, ma già con delle esperienze terribili alle spalle. Rita non ce la fa e, una settimana dopo la strage di via D'Amelio, si uccide gettandosi dal settimo piano del palazzo nel quale abitava. "Adesso non c'e' più chi mi protegge, sono avvilita, non ce la faccio più", queste le sue ultime parole scritte su un biglietto. "Attraverso le parole di Paolo - ha detto una volta Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso - Rita era diventata come una di famiglia, la nostra coraggiosa 'picciridda'. Ci piace ricordarla come la 'picciridda' della Sicilia e sperare che il suo coraggio, come il coraggio di Peppino Impastato, possano essere d'esempio a tanti altri giovani che come loro si trovano legati alla criminalità da una condizione familiare".
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SOTTO LA SUPERFICIE
Alle origini della secessione italiana
di Antonio Gentile
Correva l’anno 1989, poco dopo la caduta del Muro di Berlino, quando il gotha dell’oligarchia mondiale, il “Club degli Eletti”, presieduto da Filippo d’Edimburgo, affidò all’industriale olandese Alfred Heineken un progetto di scomposizione degli Stati nazionali europei. In tale progetto, elaborato in collaborazione con elementi del Sis (servizio segreto britannico), Heineken suddivideva l’Europa in 75 ministati in base a criteri demografici. Paesi come Olanda, Belgio, Italia, Germania, Yugoslavia, Francia, in questo disegno, cessano di esistere. Gli Stati vengono sostituiti da territori con un numero di abitanti varianti dai cinque ai dieci milioni e, l’Italia, viene a sua volta divisa in otto piccoli stati. Questo progetto prevedeva situazioni geopolitiche che puntualmente si sarebbero determinate negli anni successivi. Con la Slovenia integrata nel Noricum ex austriaco - molto simile al progetto in discussione nel 2008 di “Euroregione” tra Carinzia, Friuli, Venezia Giulia e Slovenia. Con Serbia, Croazia, Macedonia, Bosnia Erzegovina indipendenti. Con il Belgio - e siamo a giorni nostri - verso una drammatica secessione, divisa tra Fiandre e Vallonia che si contendono duramente la circoscrizione Bruxelles - Hal-Vilvoorde.
Il Nord Italia, in questo nuovo ordine, avrebbe dovuto far parte del gruppo dei piccoli stati europei dell’Europa centrale e il Sud, senza alternative, spedito verso il terzo mondo africano.
Uno dei massimi fautori della frammentazione dell’Europa in piccole realtà geopolitiche, sotto le spinte secessioniste, fu certamente il nazionalista russo Vladimir Zhirinovskij. Quest’ultimo, come si è potuto appurare dalle indagini della Magistratura e dei Carabinieri, avviò un giro d’affari con il leader nazionalista sloveno Nicholas Oman che incontrava in presenza di altri esponenti del suo partito e della stessa Duma.
Oman, tra l’altro, come ci rivelarono gli accertamenti della Digos di Arezzo, è stato un frequentatore di Villa Vanda, nota residenza di Licio Gelli, capo della Loggia P2.
Tra i maggiori sponsorizzatori di Zhirinovskij e del suo progetto ritroviamo il colonnello Gheddafi. Secondo gli investigatori ci fu, probabilmente, un enorme transito di valuta libica per sostenere l’attività destabilizzatrice in Europa. Gheddafi avrebbe concesso sostegno ”a gruppi (politici) a carattere secessionista e indipendentista che operavano nel nostro Paese”.
Dalle indagini della Procura di Torre Annunziata sono emersi “numerosi riscontri che legavano alcune parti del movimento di Bossi proprio con i nazionalisti sloveni“, legati a quelli russi e finanziati coi “dinari” libici. Sempre secondo i Carabinieri l’uomo cerniera tra Lega Nord, Zhirinovskij, Oman, Gheddafi, sarebbe stato l’ex colonnello del KGB Alexander Kuzin.
Dunque, i nazionalisti sloveni sono stati indicati tra i principali sostenitori dei movimenti indipendentisti del Nord-Est italiano, creando rapporti privilegiati con esponenti politici confluiti poi nella Lega di Bossi e, secondo Francesco Elmo, molti elementi dimostrerebbero l’esistenza di finanziamenti di Slovenia e Croazia ai movimenti più irriducibili.
Intanto, nei primi anni ‘90, i progenitori del “cosiddetto “partito del Sud Italia“, muovevano i primi passi. In Sicilia e nel Mezzogiorno nascevano una molteplicità di “leghe” e “leghine” tutte ispirate alla Lega bossiana.
Si chiamavano “Sicilia libera”, “Calabria libera” e così via. Il loro obiettivo era l’indipendenza e la secessione dal resto dell’Italia. Secondo un’indagine della Procura di Palermo, guidata all’epoca da Giancarlo Caselli, dietro questi movimenti politici vi erano mafia e ‘ndrangheta, P2 e neofascismo.
Tra il 1991 e1992, alla vigilia delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, Totò Riina decise di mettersi in proprio e di scendere in politica, mentre contemporaneamente Licio Gelli (dichiarazioni del cg Marino Pulito) chiedeva il suo appoggio per un progetto consimile: la creazione di un partito denominato “Lega Meridionale” da contrapporre alla Lega Nord.
Secondo Leonardo Messina ci furono diversi incontri di capi mafiosi per realizzare ”un progetto politico finalizzato alla creazione di uno stato indipendente del Sud, all’interno di una separazione dell’Italia in tre stati… In tal modo Cosa Nostra si sarebbe fatta stato. Il progetto era stato concepito dalla massoneria”.
Messina parla anche di una “Lega Sud” che doveva essere la risposta alla Lega Nord, specificando anche che “il vero artefice era Gianfranco Miglio” dietro il quale vi erano Gelli e Andreotti”. Lo stesso Miglio ammise, poi, l’incontro con Andreotti.
L’inchiesta rivela anche che questi movimenti sudisti “stabilirono rapporti con la Lega Nord” favoriti dal fatto che, soprattutto alle origini, vi erano importanti personaggi “legati alla massoneria” nel partito di Bossi. In quel periodo ci fu un proliferare di leghe meridionali, sponsorizzate da Gelli, dall’ex esponente di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie, con “l’appoggio fornito da Umberto Bossi alle loro iniziative anche con la diretta partecipazione ad alcune manifestazioni…”.
La Lega Nord nasceva nel novembre 1989 federando i movimenti leghisti, tutti costituiti successivamente alla Lega Lombarda di Bossi (1983) con l’eccezione della Liga Veneta (1980). Oltre alla formazione lombarda aderiranno altri movimenti: Piemont Autonomista, Union Ligure, Liga Veneta, Lega Trieste, Lega Friuli, Lega Emiliano-Romagnola, Alleanza Toscana. Quest’ultima, che diventa poi Lega Toscana, era un movimento legato al mondo massonico e “contaminato” da soggetti appartenenti alla destra eversiva. Anche nella Liga Veneta era consistente la componente legata all’eversione nera che penetrerà anche nell’esperienza delle leghe meridionali. In particolare, tra i personaggi più rappresentativi, ricordiamo Franco Rocchetta, Stefano Meningacci - legale di Stefano Delle Chiaie - e vero tramite tra il movimento veneto e il leghismo centro-meridionale.
Nel 1992 si determina un’importante trasformazione della strategia leghista grazie al contributo di Gianfranco Miglio che diviene l’ideologo della Lega.
Il Professore considera non più adeguato il neoregionalismo, perché il contesto regionale è troppo ristretto e non ha potere contrattuale accettabile nel conflitto con lo Stato. E così le leghe regionali confluiscono nella Lega Nord e si comincia ad ipotizzare uno Stato federale articolato in macro-regioni: Nord, Centro, Sud. Si propone una vera e propria secessione con “la Repubblica del Nord, l’unico rimedio per tagliare il nodo della partitocrazia centralista, corrotta e mafiosa”. Dice Miglio: “io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cosa è la mafia? Potere spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”.
Nell’Aprile del 1990, per iniziativa di Cesare Costa, iniziava l’attività della Lega Centro e della Lega Sud cui facevano riferimento numerose leghe regionali.
Dunque, il progetto politico della Lega Nord, Gelli (P2), Delle Chiaie (estremismo nero), era quello di riprodurre nel Meridione lo stesso processo di formazione della Lega.
“La Lega delle Leghe del gruppo gelliano non si presentava come movimento antagonista alla Lega di Bossi ma ne condivideva il programma e l’ideologia, presentandosi come l’attore politico in grado di pilotare al Sud il programma di divisione dell’Italia in macroregioni”. Il progetto finale era, quindi, quello di creare entità separate con ordinamenti di stati autonomi in una Italia federata, attratta al Nord sotto l’influenza dell’Europa del Nord e al Sud sotto l’influenza dei paesi del Nord Africa (Libia).
Tale progetto faceva e fa, tuttora, gola alle organizzazioni criminali. La frammentazione del Paese in stati federali avrebbe consegnato il Sud all’egemonia del “sistema criminale”, e ciò anche grazie “alla regionalizzazione del voto e all’introduzione del sistema uninominale che esaltavano le potenzialità di condizionamento delle votazioni da parte delle lobbies criminali“. Grazie, poi, al cg Tullio Cannella è stato possibile ricostruire la genesi del movimento “Sicilia Libera” che sarebbe nata per iniziativa di Leoluca Bagarella con lo scopo di fondare un soggetto politico nuovo, controllato direttamente da Cosa Nostra e inserito in un progetto più ampio che collegava il movimento siciliano con altre formazioni autonomiste-secessioniste meridionali. Il fine era la separazione della Sicilia dal resto d’Italia al fine di tutelare meglio gli interessi dell’Organizzazione “pervenire alla realizzazione di piccoli stati, dotati di autonomia, riuniti in uno stato federale…”.
La Democrazia Cristiana dopo il crollo del Comunismo aveva voltato le spalle alla Mafia, la quale aveva, a quel punto, scelto la via binaria dell’attacco militare (con le stragi) e la contemporanea formazione di leghe del Sud. L’obbiettivo era la conquista dello Stato. “Un meccanismo non molto diverso dalle istanze separatiste avanzate dall’Eta nei Paesi Baschi e dall’Ira nell’Irlanda del Nord, anche se con ideali molto diversi dai loro“. Secondo le inchieste, già alla fine degli anni ‘80, questa convergenza di poteri forti - cupola dei Corleonesi, Massoneria e intelligence deviata, poteri internazionali, estremismo nero - avevano ideato un piano di ricostruzione dell’Italia, dopo il crollo dei vecchi partiti, divisa in federazioni regionali e che avrebbe dovuto consegnare il Mezzogiorno nelle mani dell’Antistato, ormai diventato “Sistema” e inserito in un contesto apparentemente democratico. Un progetto politico in cui, come sempre, Cosa Nostra rimane nell’ombra. Saranno infatti Bossi con la Lega Nord, Berlusconi con il suo piano politico piduista e i poteri economici, a liquidare lo stato.
Per quanto detto finora, appare evidente perché il progetto secessionista della Lega Nord, incredibilmente, non ha trovato ostacoli. Il tutto è avvenuto con la complicità dei partiti di governo e d’opposizione - persino il PD propone una sua propria versione nordista e federata, così come è avvenuto in Belgio -, con la scarsa attenzione dei media, con il silenzio dei sindacati, con l’appoggio dei poteri economici ed imprenditoriali, con settori del mondo cattolico, con la regia di forze internazionali. E, purtroppo, anche con il fiancheggiamento di formazioni politiche d’ispirazione meridionalista. “Fai arrabbiare i Meridionali - dicono i leghisti - e questi faranno il nostro gioco”. Il “federalismo fiscale padano“, poi, segnerà inesorabilmente la fine dell’esperienza unitaria nazionale.
Molti degli attori principali di quella drammatica stagione stragista ed eversiva , sono ancora presenti e si accingono a terminare la loro missione. Un “golpe”, quello degli anni’90, che ha fatto tremare le strutture “sensibili” dello Stato e che si è potuto dilatare nel tempo, fino ai giorni nostri, soltanto grazie alla discesa in campo di una “nascente forza politica” che recepiva in tempi brevi quelle istanze “particolari”.
Una lunga stria di sangue, di morti ammazzati e suicidati, di minacce, di depistaggi, di omissioni ha contrassegnato l’evolversi di questa strategia sovvertitrice.
E in tutta questa convergenza di interessi sotterranei il Sud paga un prezzo pesantissimo. Espulso progressivamente dall’ Italia che conta e da quella “kerneuropa” sempre più evidente, il Mezzogiorno italiano precipita irreversibilmente nella “ghettizzazione terzomondista”, governato sempre più da processi di “privatizzazione territoriale” e condannato all’anarchia della “sopravvivenza quotidiana”.
Menti sottili, forze superiori, hanno guidato questo processo di ridefinizione territoriale nel quale la Lega di Bossi è solo uno strumento rozzo e dirompente. Una attenta ed occulta regia, che trova la sua sede ideale nei Paesi di riferimento degli “Illuminati”, guida la metamorfosi politico-istituzionale
Per i tanti amici, movimenti politici, associazioni culturali meridionaliste, dunque, un momento di riflessione. Rivendicare l’indipendenza, la secessione vista da Sud, l’orgoglio autonomista, il distacco dalle altre comunità, senza avere in tempi brevi piena autonomia economica, libertà d’azione dalle organizzazioni criminali, una nuova e credibile classe politica, fa solo il gioco di quelle forze oscure che abbiamo citato sinora, e che hanno tutto l’interesse che il Sud sia abbandonato al proprio destino.
Il Mezzogiorno ha bisogno di una moderna forza politica e culturale che lo rappresenti con dignità e competenza nelle istituzioni nazionali e internazionali, tutelando con determinazione i propri interessi di comunità e rimanendo saldamente ancorato all’Europa. A tal proposito, ricordiamo l’inquietante articolo “Redrawing the map” comparso sul britannico “The Economist”, che, in un riassetto della carta geografica europea, prefigura per il Meridione d’Italia, separato dal resto d’Europa, un stato chiamato “Bordello”, sinonimo di “casino”, in inglese racket. Cioè mafia.
Certamente i Meridionali non devono cadere nella trappola della “secessione condivisa”, della “contrapposizione decostruttiva”, dell’incomprensione reciproca. Bisogna mantenere i nervi saldi e respingere ogni strategia d’isolamento. Soprattutto, i partiti del Sud non devono lasciarsi strumentalizzare da persone e forze legate ad interessi esterni, che si sono infiltrate in queste realtà politiche con lo scopo di portare il Mezzogiorno fuori dall’Europa e verso il baratro economico-sociale, favorendo un nuovo ordine territoriale.
©2010 - L’Altro Sud-UDS
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Qualità dell'aria
Quale sarà ora la città più inquinata d'Italia?
di Nicola Perrini
29/06/2010.L’Istat ha presentato ieri i risultati dell’analisi sulla qualità dell’aria nelle città europee, riferiti agli anni 2004-2008, desunti dal database AirBase dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA).
I dati elementari, relativi alle centraline di fondo urbano, sono sintetizzati in un unico indicatore, definito dal numero medio di volte in cui si superano i limiti di legge delle concentrazioni.
Nel 2008, nella classifica delle prime 30 città con il livello più basso di qualità dell’aria, la città bulgara di Plovdiv si attesta al primo posto, seguita da Torino, Brescia, Milano e Sofia
Napoli figura in testa alla graduatoria europea per un solo parametro, il valore di concentrazione annua di biossido di azoto (66,6 μg/m3, al di sopra del valore limite di 40 μg/m3), considerato tra i responsabili delle piogge acide, che aumentano l'acidità dei terreni e la solubilità di alcuni ioni metallici, e contribuiscono al degrado dei monumenti.
Come si vede c’è poco da stare allegri, anche se il peggio, una volta tanto, non sembra essere a Napoli.
Quindi c’è da lavorare molto, intervenendo sui trasporti pubblici che vanno migliorati e portati a livelli “europei” per efficienza, puntualità, pulizia e servizio complessivo offerto.
Infine un appello ai nostri giornalisti: Bisogna dire la verità, sempre, non nascondendosi niente, perché rappresentare le cose così come sono è il miglior servizio che si può rendere alla collettività, tuttavia non vorrei sentire più affermazioni del tipo “Napoli è la città più inquinata d’Italia” che tante volte ho letto sui giornali. Questo fortunatamente non è vero; la situazione non è rosea ma non è neanche la peggiore. Perciò giornalisti, attenti a quello che scrivete e buon lavoro!
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La politica dei due pesi e due misure.
di Giovanni di Lecce, coordinatore L'ALTRO SUD di Margherita di Savoia (BT).
La difficile trattativa che ha visto per giorni interi impegnati Fiat e sindacati per discutere i punti più delicati della vertenza Pomigliano, sembra essere giunta alla sua conclusione.
L’accordo a cui si è pervenuti però risente della posizione di forza che la Fiat si è ritagliata nelle diverse fasi della vertenza, visto che da subito ha ventilato la possibilità che nel caso le sue proposte non fossero state accettate, c’era il grosso rischio per gli operai di vedersi chiuso lo stabilimento.
E’ chiaro che siamo di fronte ad un atto ricattatorio, che ha fortemente compresso la libera volontà contrattuale dei lavoratori, con buona pace di chi vuol farci credere che ancora viviamo in uno stato di diritto. Qui la libertà contrattuale prevista dal codice civile è andata a farsi benedire. Chi versa in uno stato di bisogno non potrà mai trattare su un piano di parità. Gli operai avevano poco da scegliere se l’alternativa alla richiesta di migliori condizioni di lavoro era la certezza di perdere il posto . Più che di accordo si è trattato di resa incondizionata, come succede a chi esce sconfitto da una guerra.
Certamente in uno Stato in cui i cittadini si sentano parte integrante di esso, si può anche pensare di negoziare sui propri diritti, soprattutto quando questo dovesse contribuire a far crescere il benessere generale, ma in uno come il nostro, dove le classi dirigenti mirano esclusivamente al proprio tornaconto personale, ricorrendo spesso a metodi banditeschi, è difficile che i ceti più deboli si facciano carico di ulteriori sacrifici.
Purtroppo i politici che ci governano stanno facendo passare l’idea che sia giusto che le imprese agiscano fuori da ogni regola di mercato, tanto da far dire al ministro sacconi che Pomigliano deve ‘fare scuola’. Un’affermazione grave detta da un ministro chiamato a mediare su temi che richiedono ponderazione e senso dello Stato. Se ancora ce ne fosse bisogno, questa è la prova che i lavoratori del Sud sono lasciati sempre più senza tutela, in balia di forze economiche che hanno il loro centro di interesse al Nord.
Per la Fiat Pomigliano D’Arco e Termini Imerese sono solo impianti industriali da cui spremere quanto più plusvalore è possibile. La Fiat è arrendevole al Nord e prepotente al Sud, segno che non considera i nostri politici interlocutori capaci di contrastarne le decisioni. Si è dovuto così assistere allo scandalo di vedere il governo suo alleato nell’imporre agli operai scelte aziendali lesive di diritti loro garantiti costituzionalmente. Limitazione del diritto di sciopero, imposizione di turni defatiganti, riduzione dei tempi di pausa, aumento a dismisura delle ore di straordinario, sono tutte misure che fanno tabula rasa delle conquiste sindacali operaie, e che esasperano la conflittualità aziendale, riportandoci ad un tempo in cui imperava un capitalismo selvaggio disumanizzante. C’è da chiedersi come mai tutto ciò sia potuto succedere a Pomigliano e non a Torino. Evidentemente da noi manca una forza politica come la Lega Nord capace di condizionare tutta l’economia del paese. E’ difficile che si possa incrinare il blocco di interessi che si è saldato tra politica ed economia nordiste, senza la formazione di un movimento politico al Sud che sappia incidere pesantemente sulla egemonia politica del Nord.
Non è più tollerabile che si permetta al Nord di guardare al Sud come terra di conquista, colonia su cui scaricare tutte le tensioni sociali che lì si accumulano, o come mercato di consumo dei suoi prodotti. Dice Maurizio Zipponi ex sindacalista e responsabile lavoro dell’IDV: “C’è una campagna (denigratoria) che dipinge i lavoratori di questa fabbrica come lazzaroni e assenteisti. Ma è la stessa Fiat a dire che l’assenteismo a Pomigliano è in media con quello del resto d’Italia.” E poi, per dare la misura di quanto straccione sia il nostro capitalismo, così continua: “La Fiat non può pensare di guadagnare margini di competitività scaricando tutto sui lavoratori. In Germania, alla Mercedes, BMW, Audi…, un metalmeccanico percepisce 3.300 euro al mese netti, e il venerdì sera ha finito di lavorare.”
Eppure i nostri micragnosi industriali, nonostante dispongano di manodopera a basso costo, continuano a minacciare di trasferire la loro produzione in Polonia, dimenticando che già ora la gran parte delle loro vetture sono prodotte all’estero. Ma i meridionali veramente sono così disarmati di fronte a queste minacce ricattatorie della Fiat? Io penso proprio di no. Dovrebbero solo limitarsi a boicottare l’acquisto di macchine Fiat. Vedrebbero allora i vari Marchionne i danni che ne riceverebbero. Il Sud non può limitarsi a guardare, a sperare che le cose cambino per chissà quale ‘congiunzione astrale’: le cose cambieranno solo se decideremo di diventare i padroni del nostro destino. L’impotenza e la rassegnazione rendono solo schiavi. Non si possono più barattare lotte di alto valore civile con un piatto di lenticchie. E’ vero che quando ci si trova a vivere in uno stato di permanente precarietà economica, è forte la tentazione di rinunciare al ruolo di cittadini consapevoli dei propri diritti, e di consegnarsi armi e bagagli nelle mani dei propri aguzzini. Mai è stata più vera di oggi la sentenza hobbesiana che vuole l’uomo lupo per l’altro uomo. Ma è forse tutto questo sufficiente per fare di noi i propugnatori di una filosofia della rassegnazione? Noi pensiamo invece che una tale pratica vada evitata e contrastata, perché essa è sempre stata foriera di gravi sciagure sociali.
Abbiamo assistito con quale sprezzo viene trattata la gente del Sud anche in occasione di manifestazioni di protesta. Si era subito capito quali fossero le reali intenzioni del ministro leghista Maroni nei confronti degli operai di Pomigliano intenti a manifestare: la parola d’ordine era : manganellare. Così ci è toccato di vedere poliziotti meridionali avventarsi con i manganelli contro i loro fratelli conterranei costretti a piatire un po’ di lavoro.
Invece agli allevatori del Nord, complice la Lega, è stato permesso di manifestare in modo violento per un diritto che tra l’altro non avevano, essendo le quote latte quasi sempre frutto di frode, lasciando che lanciassero sui poliziotti tonnellate di letame.
E’ ora che il popolo meridionale prenda coscienza del suo stato, e non permetta che simili discriminazioni abbiano in futuro ancora a verificarsi.
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PRESENTATO IL MOVIMENTO L'ALTRO SUD A MARGHERITA DI SAVOIA.
Fonte: www.corriereofanto.it
MARGHERITA DI SAVOIA - Antonio Civita Gentile, Presidente Nazionale de “L’Altro Sud - Unione Democratica del Sud”, ha presentato, sabato 15 maggio, nella sala principale della Torre delle Saline, la nascita del movimento a Margherita di Savoia, promossa dal sig. Giovanni Di Lecce e dall’Avv. Salvatore Lopez.
L’Altro Sud nasce in Campania per volontà di un gruppo di intellettuali e cittadini con lo scopo di combattere lo stereotipo che vede il sud “fatto sostanzialmente di sottosviluppo, di criminalità organizzata, di degrado socio-ambientale e di atteggiamenti incivili”.
L’obbiettivo è quindi di far emergere “un altro Sud, che è maggioranza, fatto di gente onesta, operosa, che storicamente ha contribuito a costruire la prosperità del nostro Paese, ma anche di altre e lontane terre. C'è un Sud della cultura, della sana ed efficiente imprenditorialità, della ricerca avanzata, delle professioni e del grande ed eccezionale patrimonio artistico.
Esiste una comunità meridionale, spesso silenziosa, che non si è mai lasciata attrarre dalle lusinghe dell'illegalità, ma, al contrario, ha contrastato con forza e, talvolta, con il sacrificio umano il potere dell'Antistato”.
Gentile nel suo discorso ricorda gli eroi del sud come: Falcone, Borsellino e Cassarà; difende la territorialità e fa emergere il contrasto economico voluto dal Nord. Spiega che la scissione tra nord e sud è già una realtà che va solo formalizzata.
“Il sud è già privatizzato dal nord, ed un federalismo, come quello voluto dalla Lega, accentuerà il divario. Per dare, dunque, voce e protagonismo a quest'altro Sud è necessario che esso diventi soggetto politico perché, forse, per la prima volta nella storia recente, abbia la possibilità di rappresentarsi unitariamente e direttamente nelle istituzioni locali, nazionali ed europee”.
Dunque "un’élite di dorsiana memoria”, che mira ad un rinnovamento radicale della classe dirigente, per ripristinare la rappresentatività, ormai un miraggio nei partiti attuali.
L’altro Sud ripropone la “Questione Meridionale” in chiave euro mediterranea, per far sì che il Meridione d'Italia possa “assumere un ruolo fondamentale di ponte tra Europa e Mediterraneo” e sia protagonista nella costituzione di una grande area con al centro il Mare Nostrum, “impegnando tutto il suo capitale conoscitivo, progettuale e finanziario”.
L’Altro Sud, rispetta però l’integrità nazionale e non aspira ad interventi separatisti, piuttosto cerca di immettere nel circuito politico quegli anticorpi che permetterebbero al sud di reggere il confronto con il Nord.
MELANIA LACAVALLA
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Fuoco amico. Dedicato agli uomini senza onore.
Per quegli italiani che fino a ieri credevano ai “fratelli d’Italia” e al tricolore e che, oggi, tifando Lega Nord, si eccitano assistendo alla balcanizzazione del Paese.
Per quei lacchè e quei corrotti che saltano senza pudore sul carro dei nuovi profanatori.
Per quei politici meridionali che hanno rinnegato, per un avanzo di potere, la propria gente, consegnandola alla miseria, alla disoccupazione e alla lapidazione mediatica.
Per quegli intellettuali, opinionisti e ben pensanti del Sud che, oggi, lobotomizzati dalla sottomissione, considerano un’opportunità il federalismo fiscale padano e, magari, un sindaco leghista per Napoli.
Per quegli stolti che hanno permesso a un manipolo di sovversivi fanatici di polverizzare l’Italia.
Per tutti questi, rievochiamo la vera natura dei “nuovi barbari” cui è stato concesso tutto: denigrare, fomentare odio e razzismo, lottizzare, trivializzare la politica, beffeggiare la Giustizia, definire con disprezzo”terroni” Borsellino, Falcone e gli uomini delle Forze dell’Ordine, consegnare il Paese al bailamme sociale e alla disuguaglianza territoriale.
UMBERTO BOSSI
Leader e fondatore della Lega Lombarda - Lega Nord. Ministro del governo Berlusconi.
Condannato in via definitiva a otto mesi per duecento milioni di finanziamento illecito intascati dalla maxitangente Enimont e condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e oltraggio alla bandiera. Parlando dei suoi dice: “Siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano 300 lire e se un magistrato vuole coinvolgere la Lega nelle tangenti, sappia che la sua vita vale 300 lire”. Di Berlusconi sostiene che è un”incapace”, una “febbre malarica”, con una “tendenza alla vaccagine”
ROBERTO MARONI
Dirigente della Lega Nord e ministro degli Interni del governo Berlusconi.
Condannato in via definitiva a quattro mesi e venti giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Nel ‘96, tra l’altro, azzannò un poliziotto durante una perquisizione.
MARIO BORGHEZIO
Uno dei leader della Lega Nord.Torinese simpatizzante nazi-fascista.
Condannato in via definitiva a due mesi e venti giorni per incendio aggravato. Nel luglio del ’76 venne fermato dalla polizia vicino Ventimiglia con una cartolina firmata “Ordine nuovo“, l’organizzazione neonazista coinvolta negli attentati della “Strategia della tensione”. Era indirizzata “al bastardo Luciano Violante”, allora giudice istruttore. Il testo accompagnato da svastiche e dalla scritta “viva Hitler”, dice: “Uno , dieci, cento, mille Occorsio“, in riferimento a Vittorio Occorsio il magistrato ucciso due giorni prima dalla stessa organizzazione estremista. Ha fatto parte, per sua stessa ammissione, della Jeune Europe fondata dall’ex SS belga Jean Thiriart. Condannato per violenza privata contro un dodicenne marocchino e per aver bruciato i materassi di alcuni immigrati a Torino. Famosi i suoi comizi - seguiti da adoranti masse di padani in camicia verde - dove fa gesti osceni e grida contro “i cornuti islamici di merda” e recita “la preghiera degli zingari” che gli viene attribuita (“non vorremmo essere gasati dai vogheresi un po’ incazzati”). Se la prende con ” i mafiosi di Roma” e i magistrati definiti ”facce di merda”. Organizza disinfezioni sui treni frequentati dalle extracomunitarie e promette “il mille per mille di calci in culo” ai “clandestini bastardi” e, al meridionale giudice Papalia, gli augura “ una bella scarica di calci in culo”.
GIANCARLO GENTILINI
Eroe leghista, omofobo e razzista, già sindaco di Treviso dal 1994 al 2003 e poi vicesindaco.
Condannato per istigazione al razzismo, Celebri le sue invocazioni alla “pulizia etnica” contro gli omosessuali e campi nomadi. Teorico delle pallottole e del linciaggio è definito il “sindaco sceriffo”. Invoca la schedatura degli extracomunitari e propone di farli vestire “da leprotti per far esercitare i cacciatori”. Ai giornalisti gli propone di cacciare i ”turaccioli in bocca e su per il culo” (per queste e altre dichiarazioni viene condannato in primo grado per istigazione al razzismo, sancito dal tribunale di Venezia il 26 ottobre 2009 e condannato a quattromila euro di multa e sospensione per tre anni dai pubblici comizi). Fa smontare in poco tempo tutte le panchine nella zona della stazione di Treviso per evitare che si siedano cittadini stranieri. Nota la sua affermazione ”darò subito disposizione alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni e simili”.
FLAVIO TOSI
Sindaco leghista di Verona. Condannato in via definitiva a due mesi (pena sospesa) per propaganda e idee razziste. La sentenza del 2005 afferma che Tosi e gli altri hanno “diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico, e incitato i pubblici amministratori competenti a commetter atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici”.
LE DICHIARAZIONI
“Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo” (comizio a Cabiate).
“Il tricolore lo metta nel cesso, signora. Ho ordinato un camion a rimorchio di carta igienica tricolore, personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore”.(comizio di Venezia, 14 settembre 1997)
Umberto Bossi
“Colonialismo terrone alt! Al nord giudici del nord”
“Mai più professori meridionali nelle nostre scuole”
(gli studenti padani)
“Amputare la cancrena in alto, a Pesaro”. “Le accuse ai meridionali? Gioia per le mie orecchie. Finalmente possiamo chiamarli con il loro nome: terroni”.
Roberto Calderoli
“Che cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto.”
Piergiorgio Stiffoni( senatore della Lega Nord)
“Non parlare con il meridionale, ti mente; non assumerlo, ti ruba la cassa; non riceverlo in casa dà informazioni ai rapitori di tuo figlio; non concedergli la residenza, nella sua valigia ci sono la mafia e la camorra; non fidarti della sua onestà, dietro c’è sempre un parente delinquente”
da un volantino di una lega lombarda
“Senti che puzzano scappano anche i cani, sono arrivati i Napoletani. Sono colerosi, terremotati e con il sapone non si sono mai lavati.”
Matteo Salvini ( parlamentare europeo della lega Nord)
“Voglio…i vagoni piombati per spedire a casa gli immigrati entrati clandestinamente in Padania”. “Dobbiamo armare la Marina con i bazooka e sparare ad altezza d’uomo”. “Non c’è più posto per Rumeni e Meridionali.”
Giancarlo Gentilini (Lega Nord)
“Debbo affermare che qualora il procuratore Borrelli fosse condotto alla forca, io sarei in prima fila ad assistere soddisfatto all’esecuzione.”
Gianpaolo Nuvoli (FI)
“Noi abbiamo nelle vene sangue barbaro, siamo legati al negotium, al lavoro. I Meridionali, invece, vivono per l’otium, il dolce far nulla. Una differenza antropologica.”
Gianfranco Miglio (Ideologo della Lega Nord)
Miglio,”Un minchione arteriosclerotico). “…una scorreggia nello spazio” (Umberto Bossi)
“Anche la polizia è piccola davanti a uno oceano sterminato come la Padania. Io sono secessionista e dico a tutti che la Padania se ne va.”
“La Chiesa è una setta. Il Vaticano il vero nemico che le camicie verdi affogheranno nel water della storia”
Umberto Bossi (Ministro della Repubblica italiana)
L’ALTRO SUD
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Ti riconosci solo nel Sud del sottosviluppo, della criminalità organizzata, del degrado socio-ambientale e degli atteggiamenti incivili?
NOI NO!
Noi c'identifichiamo nel Sud della gente onesta, operosa, intelligente, che è la maggioranza della popolazione meridionale.
Noi crediamo nel Sud della legalità, della cultura, della sana ed efficiente imprenditorialità, della ricerca avanzata, delle professioni e del grande ed eccezionale patrimonio artistico.
Noi sappiamo che il Sud è stato tra i principali protagonisti della storia e della civiltà mediterranea ed europea.
PER DARE VOCE A QUEST'ALTRO SUD SCENDIAMO IN CAMPO!
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Morti per la LEGALITA'. Morti per la LIBERTA'. Morti per UN ALTRO SUD.
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