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I"l nostro è un Paese in pezzi. Ripeterlo fa paura, ma non è detto che sia un male" . Un libro infuocato, che irrompe con forza nel dibattito politico e tratteggia scrupolosamente gli scenari di un futuro che non è mai stato così prossimo.

 

 

 

   
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di Lerro Giorgio

 

 

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Fermiamo lo scempio in Basilicata dove si potrebbe destinare fino al 70% del territorio regionale allo sfruttamento petrolifero. Serve una mobilitazione permanente delle popolazioni meridionali contro questa violenza dello stato italiano che continua a considerare il Mezzogiorno solo una colonia da spremere e che ha consegnato i nostri territori alle compagnie petrolifere

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Video "Un Altro Sud c'è". Rassegna di immagini del Sud stereotipato della criminalità e del degrado contrapposto al Sud positivo, della gente perbene, degli eroi, della cultura, dell'arte, della Storia di un popolo che è stato Nazione per otto secoli.

   
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Nicola Perrini, ingegnere, docente di elettronica con numerose esperienze professionali - in particolare nel campo delle Energie Rinnovabili e dell'impiantistica industriale - è attualmente Coordinatore Nazionale de L'Altro Sud-UDS. Meridionalista doc, è autore stimatissimo di numerosi contributi sulla Questione Meridionale e sulle nuove opportunità di sviluppo del Mezzogiorno. 

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 LA STORIA DI CARMELA C.    
Location: BlogsL'ALTRO SUD    
Posted by: 242658@aruba.it 05/04/2013 18.03

LA STORIA DI CARMELA C.

di Antonio Gentile

 Il suo fragile corpo è disteso sul freddo marmo dell'obitorio ma, incredibilmente, il suo volto è sereno, quasi un sorriso di liberazione. Dopo l'inferno di una esistenza negata, finalmente la pace.

La storia di Carmela C. è la storia di una delle tante donne del Sud cui la vita non ha concesso sconti. Un'esistenza, la sua, iniziata in una famiglia onesta e dignitosa ma sempre tormentata dalla precarietà e dal dramma di un padre in perenne ricerca di lavoro. E, quando, finalmente, quasi venticinquenne, trova l'amore, si apre per lei la speranza di una vita migliore, di un riscatto dopo anni di ristrettezze e rinunce. Anni passati a guardare l'altra Italia, quella che ha voce. Poi, presto, il matrimonio con il suo amato Pino, uomo generoso e gran lavoratore. Dopo molti sacrifici, finalmente, anche una casa propria e la felicità di una dolce bambina.

Ma si sa, in queste terre sfortunate del nostro profondo Meridione nulla è certo, nulla è garantito. E la serenità durerà poco. Pino, d'improvviso, si ritrova senza lavoro, licenziato, insieme ad altri suoi colleghi, dai padroni calati dal Nord, che un anno prima erano subentrati ai proprietari stranieri. “Sa, la crisi ce lo impone, dobbiamo tagliare”, diranno, poi, i prototipi di quel Nord arrogante e speculatore mentre smantellano i macchinari per trasferirli nelle più accoglienti terre lombarde.

Così l'incubo della disoccupazione si concretizza repentinamente in tutta la sua violenza. Mancano le risorse e non c'è alternativa. Rimane la sola flebile speranza di cercare lavoro in quel Nord lontano e ostile, seguendo quell'infame tradizione imposta nei decenni da questa italietta costruita per umiliare le genti della “bassa”.

Purtroppo, il viaggio del buon Pino, che sempre porterà con se la bandiera storica della sua terra, si dimostrerà presto inutile e sofferto. Forse, anche a causa della crisi economica, l'occupazione è diventata oramai una chimera e, il nostro, solo e smarrito nelle avverse terre della bergamasca, ridotto a vendere calzini per sopravvivere, chiude la sua esistenza lontano dalla sua terra e dal suo sangue, stroncato da un inesorabile infarto.

Carmela C., travolta dagli eventi, rimasta sola e senza risorse, precipita presto in una dimensione autistica, sopraffatta dagli incubi della sua breve esistenza. “Sembra una statua, immobile e con gli occhi fissi”, diranno, in seguito, i suoi amici mentre cercavano inutilmente di risvegliarla dal suo torpore. Carmela C. smette di alimentarsi e si lascia così morire lentamente.

Di lei rimane il coraggio e la dignità di una donna del Sud che, come tante, ha sperato di affrancarsi dalla precarietà imposta, rifiutando quel modello si società organizzata senza i più sfortunati e fondata sul loro accantonamento. Rimane, soprattutto, la rabbia incontrollabile determinata dall'indifferenza di quei commedianti che ritengono di governare un paese ma che, in realtà, lasciano milioni di persone affondare nel dramma dell'emarginazione.


Buon riposo, cara Carmela. A te va, il ricordo perenne e l'affetto di tutti gli amici de L'Altro Sud e delle altre organizzazioni meridionaliste, che continueranno, ancora più motivati, la battaglia per ridare diritti e giustizia al nostro popolo.

 

DESTINO CALABRESE


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Comments (16)   Add Comment
Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Lucia on 06/04/2013 11.57
Questa storia merita silenzio e riflessione ma certamente la vita dei meridionali in 150 anni di occupazione italiana è stata un dramma perenne. Oggi credo che il cosiddetto patto tra gli italiani stia per terminare, almeno nella forma che abbiamo conosciuto fin ora. Una preghiera per la giovane Carmela.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Massimo Colonna on 06/04/2013 16.02
Onore a Carmela e Pino ennesime vittime predestinate di questa repubblica dell'ingiustizia che è il (nostro) paese.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Mimmo on 06/04/2013 17.01
Il dramma di Carmela e Pino si aggiunge alla tragedia di Civitanova Marche - il suicidio per difficoltà economiche di Romeo Dionisi, la moglie Anna Maria Sopranzi e il fratello di lei Giuseppe. Le politiche liberiste e criminali di Monti e della Fornero sottoscritte da tutti i maggiori partiti italiani, hanno massacrato milioni di famiglie italiane e nel Mezzogiorno hanno determinato tragedie familiari vergognose. Vorrei andare via da questo paese di assassini ma questa è la mia terra e dovranno essere loro a togliersi da mezzo.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Susy on 06/04/2013 18.16
Tra lacrime e rabbia furiosa non riesco a capire perché dobbiamo vivere così. l'Altro Sud parla di autonomia e di rompere le catene che ci legano a questa condizione di schiavitù, allora diamoci da fare andiamo oltre. dobbiamo riconquistare la libertà del nostro destino.<br>Vorrei averli conosciuti prima Carmela e Pino, forse chissà si sarebbero sentiti meno soli....maledizione a queste carogne che non ci riconoscono neanche il diritto a vivere.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By IN MOVIMENTO on 06/04/2013 18.37
Rendiamoci conto che con Roberto Maroni presidente della Lombardia e con la sua proposta di macroregione, ci troviamo di fronte a una svolta della storia nazionale. <br>Perché contiene tutti i germi di una vera e propria secessione. È evidente che quando si propone la separatezza politica e finanziaria si propone un tipo di autonomia sottratta al termine centrale della solidarietà rappresentata dalle risorse. Vuol dire che siamo molto più vicini a un fenomeno di secessione piuttosto che di regionalizzazione. Ecco pensiamo che dobbiamo solo dare una spallata.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Calabria nel cuore on 07/04/2013 11.45
Ringraziamo Antonio Gentile e l'Altro sud per aver raccolto il nostro dolore e aver riproposto ad una platea più ampia la storia drammatica della nostra Carmela. La storia come è raccontata nell''articolo ci ha ulteriormente commosso ma nello stesso tempo ci dà la consolazione che questa vicenda non rimarrà seppellita nel silenzio dei media. Purtroppo situazioni come queste non sono rare in queste terre martoriate della Calabria. Grazie di cuore dagli amici e parenti per la vostra attenzione e solidarietà presente e futura in favore della piccola Maria rimasta sola e senza futuro.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Teresa on 07/04/2013 17.15
Mi unisco al dolore dei parenti e amici di Carmela che grazie anche a L'Altro Sud sta diventando un drammatico esempio della raggelante insipienza e indifferenza delle nostre istituzioni. E' difficile mantenersi pacati nel commentare queste realtà che dimostrano la barbarie sociale dei nostri governanti italiani, penso al sadismo di un Monti e alla inumanità di una Fornero. La mia tristezza oggi diventa rabbia senza controllo che si aggiunge alla montante rivolta delle nostre popolazioni.<br>Dio benedica Carmela e Pino e dia loro finalmente pace.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Luca on 07/04/2013 18.22
Stramaletta Italia, mi vergogno di appartenere a questo paese. Ci hanno ridotto al suicidio e loro parlano di strategie, di elezioni, di governo di larghe intese. Sono degli infami che andrebbero giudicati da tribunali popolari.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Catello on 07/04/2013 19.56
E' la storia della dignità della gente meridionale!

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Nix on 07/04/2013 22.56
Una storia tristissima che ci apre la visuale verso le frange di persone più deboli e sfortunate che abitano questo paese da operetta. E' un paese che ha emarginato progressivamente l'intero mezzogiorno e che ora mostra il volto più insensibile e cinico, con l'azzeramento di quelle seppur minime tutele sociali che consentivano ai più sfortunati almeno di sopravvivere. Ma il peggio potrebbe ancora non essere arrivato vista l'insipienza di una classe politica che continua a discutere di privilegi e di poltrone mentre il paese affonda.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By #melfi on 08/04/2013 14.32
Ricordo un altro caso presto dimenticato, poche settimane fa si è suicidato lasciando le sue ultime parole scritte su un pezzo di carta infilato tra le pagine della Costituzione italiana Giuseppe Burgarella, operaio meridionale disoccupato di 61 anni. «L’articolo 1 della Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…» ha scritto Burgarella insieme alla lista dei morti per suicidio a causa della mancanza di lavoro che negli ultimi anni aveva ricopiato dalle cronache, aggiungendo alla fine della lista il suo.

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Matteo on 08/04/2013 16.53
Ci sono pure Giuseppe Pignataro, 49 anni, di Trani, Vincenzo Di Tinco, 60 anni, di Ginosa, Antonio Maggio, 29 anni, di Scorrano, Pierluigi Manfredi, 34 anni, di Scorrano, Silvano Pajano, 28 anni, di Presicce. Cinque nomi uniti non solo dall’appartenenza a un’unica regione meridionale, la Puglia, ma soprattutto, dal sottile filo della disperazione per l’assenza o la perdita di un lavoro. Un filo che s’è spezzato, portando via le loro vite, giovani e meno giovani, con il proprio carico di sogni e speranze. La precarietà che uccide nel silenzio di uno stato che abbandona i propri cittadini e continua imperterrito a discriminare il Sud lasciato senza risorse. Chiudono musei, ospedali, scuole , fabbriche, attività commerciali, istituti culturali e si tagliano trasporti e servizi sociali. Siamo ormai al 'si salvi' chi può.<br><br><br>

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By geppy90 on 09/04/2013 14.22
Prendiamo in seria considerazione l'idea di abbandonare l'Italia al suo destino creando un sud indipendente . Dopo un secolo e mezzo di sfruttamento e di ingiustizie non ha senso assistere impassibili a situazioni del genere e definirsi cittadini italiani, abbiamo il diritto alla nostra dignità e sopravvivenza. <br>Carmela sarà sempre nei nostri cuori!

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Anonimus on 09/04/2013 17.48
Letto questo ho un solo desiderio: vendetta!

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Salvatore on 09/04/2013 18.56
Edoardo Bongiorno, 61 anni, uno dei più noti operatori turistici delle Eolie, si é ucciso pochi giorni fa a Lipari con un colpo di pistola nel suo albergo, l'hotel Oriente. Il suicidio è legato alle difficoltà economiche in cui versava l'imprenditore per la crisi dilagante e senza ricevere aiuto da nessuno. Perdonatemi tutti, ha scritto in una lettera ai familiari e dipendenti. Un'altra vittima meridionale. GRAZIE ITALIA!!

Re: LA STORIA DI CARMELA C.    By Pasquale on 10/04/2013 14.06
In realtà si sta sviluppando una forma di depressione sociale con l’aumento dell’incidenza della crisi economica e che rende impossibile l'essere parte attiva nella società, a partire dallo studio fino al lavoro e all'impresa. Essendo legata alla congiuntura economica negativa, questa sindrome sta emergendo in particolare nel Mezzogiorno, dove si sta perdendo anche 'l'arte di arrangiarsi', che in passato ha contribuito a tenere insieme il tessuto sociale. A Napoli, in particolare, i problemi di disoccupazione sono endemici, ma la città ha sempre basato la sua capacità di reazione su quella fiducia nel futuro che ora sta venendo meno. Ora c'è un blocco totale e molti hanno l'impressione di essere in un tunnel, in apnea, senza vedere possibilità di uscire.


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