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L’Altro Sud is a cultural-political movement which is inspired  by European Regionalism. The South of Italy (Two Sicilies) is an ancient and authoritative nation with about eight centuries of common history. The purpose of this organization is to contribute, with other European territories, at the construction of a Europe of the Peoples and of the Cultures. Defend the interests of the Southern Italian Regions in a Europe of the solidarity and identity.

 

 

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I"l nostro è un Paese in pezzi. Ripeterlo fa paura, ma non è detto che sia un male" . Un libro infuocato, che irrompe con forza nel dibattito politico e tratteggia scrupolosamente gli scenari di un futuro che non è mai stato così prossimo.

 

 

 

   
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di Lerro Giorgio

 

 

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Fermiamo lo scempio in Basilicata dove si potrebbe destinare fino al 70% del territorio regionale allo sfruttamento petrolifero. Serve una mobilitazione permanente delle popolazioni meridionali contro questa violenza dello stato italiano che continua a considerare il Mezzogiorno solo una colonia da spremere e che ha consegnato i nostri territori alle compagnie petrolifere

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Video "Un Altro Sud c'è". Rassegna di immagini del Sud stereotipato della criminalità e del degrado contrapposto al Sud positivo, della gente perbene, degli eroi, della cultura, dell'arte, della Storia di un popolo che è stato Nazione per otto secoli.

   
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Nicola Perrini, ingegnere, docente di elettronica con numerose esperienze professionali - in particolare nel campo delle Energie Rinnovabili e dell'impiantistica industriale - è attualmente Coordinatore Nazionale de L'Altro Sud-UDS. Meridionalista doc, è autore stimatissimo di numerosi contributi sulla Questione Meridionale e sulle nuove opportunità di sviluppo del Mezzogiorno. 

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 L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    
Location: BlogsL'ALTRO SUD    
Posted by: 242658@aruba.it 09/12/2012 18.22

L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO

di Nicola Perrini

  I nuovi equilibri mondiali ci consegnano una realtà molto differente da quella cui eravamo abituati. L’emergere prorompente di nuove economie e di nuove realtà industriali, soprattutto nell’estremo oriente e nell’America meridionale, ha offuscato la leadership europea e nord-americana, relegando le rispettive economie ad un ruolo solo comprimario. Paradossalmente l’avidità occidentale, con la spasmodica espansione delle attività industriali oltre confine, in zone in cui il costo della mano d’opera è basso ed in cui i vincoli ambientali sono più labili, ha finito per favorire, soprattutto in vaste aree orientali, lo sviluppo di un sistema produttivo altamente competitivo e tecnologicamente avanzato. Coloro che in una prima fase sono stati solo dei meri esecutori, hanno man mano acquisito competenze, intraprendenza e capitali sufficienti a diventare autonomi, facendo così concorrenza diretta alle imprese occidentali. Clamoroso è il caso dell’IBM, emblema della tecnologia nord-americana, che è stata acquisita dai cinesi e rappresenta oggi il fiore all’occhiello della fiorente informatica dell’estremo oriente. Stessa sorte è toccata a prestigiosi marchi nel settore automobilistico, oggi di proprietà cinese o indiana. La progressiva apertura dei mercati ha favorito la crescita vertiginosa di economie prima povere e lo sviluppo sociale di vaste aree con il conseguente spostamento dell’asse mondiale verso zone prima marginali. Le economie una volta dominanti arrancano e sono costrette a confrontarsi con competitori agguerriti e desiderosi di conquistare sempre maggiore spazio. Ecco allora che le stesse economie cercano di reagire a questa nuova situazione e lo fanno mettendo in discussione tutto quello che sembrava acquisito per sempre e immutabile nel tempo. Viene ridefinita l’organizzazione del lavoro,diminuite le tutele sociali, messi in discussione gli ammortizzatori sociali, inaspriti i livelli fiscali. Per far accettare le nuove regole alle popolazioni, vengono messe in discussione le stese regole democratiche con l’affidamento di ruoli sempre più importanti a tecnocrati, banche centrali private ed agenzie di rating. Si intimorisce la gente con minacce più o meno esplicite, si convincono le persone della necessità di rigore e di riduzione della spesa, si reprimono le manifestazioni di dissenso con mezzi e procedure inusitati. In tutto ciò giocano un ruolo fondamentale i media, foraggiati dal sistema, determinanti per far accettare alla gente le continue nuove restrizioni. Vengono richiesti sacrifici progressivamente più alti ai cittadini, saggiando di continuo le reazioni popolari e trovando così i limiti massimi di sopportazione, senza che da parte della politica o dei poteri dominanti si senta la necessità di una seria lotta alla corruzione che, anzi, continua ad aumentare assumendo dimensioni sempre maggiori. Né sono immuni dal problema gli stessi ministeri, all’interno dei quali scoppiano scandali inquietanti. Mentre ciò accade, schiere di senza lavoro, esodati, precari e giovani alla ricerca della prima occupazione si aggirano come fantasmi nelle strade europee, senza che nessuno li ascolti e senza che il problema venga messo minimamente all’ordine del giorno. E’ il sistema economico che, per poter competere con la Cina e gli altri paesi dell’estremo oriente, cerca di applicare anche da noi le stesse regole che viggono là. Avendo esaurito ogni altro mezzo di azione ed essendo stato messo in discussione dalla concorrenza orientale, il sistema cerca di sopravvivere riducendo il costo del lavoro e le tutele sociali, cinesizzando la nostra società e demolendo progressivamente decenni e decenni di conquiste civili e sociali. Si percorrono strade inusitate che prevedono privatizzazioni nel campo della sanità e dell’istruzione, con conseguenti ingenti spese per le famiglie che saranno costrette a finanziare società assicuratrici ed imprese private. L’economia in difficoltà, con un colpo di coda disperato, cerca di rimettersi in sella e di recuperare il terreno perduto facendone pagare il prezzo ai più deboli. Ma l’operazione, anche se iniziata con qualche successo, si presenta ardua e di non facile compimento. Sarà infatti difficile far accettare le progressive restrizioni alla gente che comincia a dare evidenti segni di insofferenza. Dal momento in cui un numero consistente di cittadini avrà compreso la reale posta in gioco e comincerà a non credere più agli imbonitori che continuano a raccontarci favole su rigore, sacrifici e prossime riprese che in realtà non arriveranno mai per le classi medio – basse, allora il progetto potrebbe fallire. In un momento in cui in molti paesi europei come Grecia, Spagna, Italia e Francia le piazze si riempiono di cittadini indignati ed in molti altri paesi si cominciano a mettere in discussione le politiche dell’Europa dei banchieri, il colpo di grazia potrebbe venire dalla prossime elezioni politiche che nel duemilatredici riguarderanno ben dodici paesi europei. In quelle elezioni probabilmente verrà sconfessato il sistema impostoci e verrà messo in discussione l’intero apparato dell’unione europea così come è stata finora realizzata, richiedendo si un’integrazione, ma partendo dai popoli. Ci auguriamo che si prenda atto finalmente della necessità di uno sviluppo ecosostenibile, dell’equa distribuzione delle risorse tra tutti i popoli, di una finanza riportata alle giuste dimensioni, dello smantellamento delle eccessive concentrazioni, della ricerca della piena occupazione, di consumi che privilegiano le produzioni locali, di scambi che servano da stimolo per il miglioramento delle produzioni e non per l’affermazione di ristretti oligopoli. Se tutto ciò come ci auguriamo accadrà, ne trarranno beneficio anche e soprattutto le regioni meridionali, che potranno sviluppare un’economia propria, non più subalterna a quella del Nord – Italia. Elementi decisivi saranno inoltre la realizzazione di infrastrutture, oggi molto carenti, la creazione di condizioni perché i giovani restino e si inseriscano a pieno titolo nel sistema produttivo e massicci investimenti per favorire la formazione di una nuova dinamica classe imprenditoriale. Naturalmente dovrà essere affrontato con serietà anche il problema della criminalità organizzata mafiosa ed economica, che si risolve spezzando il patto scellerato politica – mafia – imprenditoria criminale, creando un’occupazione vera e stabile e reprimendo con decisione il malaffare.

 

 

 

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Comments (9)   Add Comment
Re: L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    By Toge on 09/12/2012 19.25
L'interessante "pezzo" di Nicola Perrini si apre alla speranza che i popoli, in particolare quelli delle regioni meridionali, prendano coscienza delle dinamiche , spesso "infernali", che condizionano il presente e il futuro di tutti i cittadini. Il momento elettorale, poi, è lo strumento democratico che può permetterci di cambiare i nostri destini, ma bisogna saper individuare il reale cambiamento possibile nelle nuove forze politiche. Continuare a fare scelte irresponsabili, in un momento così drammatico della crisi mondiale, rischia questa volta di affondare l'intero sistema economico e sociale italiano, generando tensioni esplosive, secessioni territoriali e impoverimento irreversibile.

Re: L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    By IN MOVIMENTO on 10/12/2012 17.05
Per grazia di Dio "rigor montis" si è tolto dai coglioni, almeno per adesso. Ma il pericolo è che i poteri internazionali facciiano pressione magari alzando lo spread per imporlo dinuovo. Se questo avverrà per gli italiani già ridotti in mutande non rimarrà che la rivolta e non certamente quella culturale. gli imbonitori che raccontano favole sono sempre là pronti.

Re: L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    By Lucia on 10/12/2012 21.18
Continuo a condividere le vostre analisi che ad onor del merito vi colloca tra la realtà più credibili. Però vorrei tanto vedervi protagonisti in questo nauseante scenario politico, sarebbe un vero salto di qualità per tutti i meridionali, intorno c'è solo miseria culturale e umana.

Re: L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    By Gioele on 11/12/2012 1.20
Speriamo che sia veramente l'alba di un nuovo giorno come dice autorevolmente Perrini. Per ora gli sfruttati sono sempre più sfruttati e i poveri sempre più poveri.......ma forse è vero il capitalismo ha proprio fallito e molte cose possono cambiare.

Re: L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    By Oreste Piantedosi on 11/12/2012 11.11
Ma come fa un cittadino qualunque a contrastare poteri così immensi? E i meridionali sempre più messi alla porta dallo stato italiano e dominati dal crimine organizzato che speranza hanno? La speranza sta nella voglia di non arrendersi ad un destino già scritto e nella consapevolezza lucida e rabbiosa delle nostre eccellenze culturali che dovranno guidare la riscossa.

Re: L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    By geppy90 on 11/12/2012 17.08
Stiamo attenti, se Maroni vince in Lombardia allora insieme a Veneto e Piemonte possono avviare la secessione e scaricare una volta per tutte il Meridione. Vigilate!!!!!!!!!

Re: L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    By Luca on 11/12/2012 18.20
Il progressivo aumento della disuguaglianza sociale fino alla “fine” delle classi medie, com’è noto, mette a rischio non solo la tenuta della nostra economia, ma soprattutto della nostra democrazia. Il sentimento più diffuso tra gli italiani e tra i meridionali in particolare è la rabbia, di gran lunga superiore al senso di frustrazione, mentre la paura e la voglia di reagire si equivalgono. Non si può sapere ora come evolverà la rabbia sociale, che ha già preso le forme di una protesta sociale disperata, o peggio di un risentimento che sempre muove al cedimento verso le derive populiste, le nuove o le vecchie che vorrebbero tornare.

Re: L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    By Teresa on 13/12/2012 17.29
Mi auguro che le prossime elezioni, in italia e in Europa possano realmente colpire il 'sistema impostoci' e che si metta in discussione l'Europa dei banchieri. Ma siamo sicuri che i popoli europei e quello italiano in particolare siano realmente consapevoli di ciò che cammina sulle loro teste?

Re: L'ALBA DI UN NUOVO GIORNO    By L'ALTRO SUD on 13/12/2012 19.50
Rispondiamo agli amici ORESTE E CATELLO che ci chiedevano di capire meglio il concetto di "uomo in rivolta", la filosofia che guida in gran parte l'azione de L'Altro Sud. Che cos’è un uomo in rivolta? E' un'uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi. Uno schiavo che in tutta la sua vita ha ricevuto ordini, giudica ad un tratto inaccettabile un nuovo comando. Qual è il contenuto di questo “no”? Significa, per esempio, “le cose hanno durato troppo”, “fin qui sì, al di là no”, “vai troppo in là” e anche “c’è un limite oltre il quale non andrai”. Insomma questo no afferma l’esistenza di una frontiera. Si ritrova la stessa idea del limite nell’impressione dell’uomo in rivolta che l’altro “esageri”, che estenda il suo diritto al di là di un confine oltre il quale un altro diritto gli fa fronte e lo limita. Così, il movimento di rivolta poggia, ad un tempo, sul rifiuto categorico di un’intrusione giudicata intollerabile e sulla certezza confusa di un buon diritto, o più esattamente sull’impressione, nell’insorto, di avere il “diritto di ritrovare la propria libertà e dignità”.


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